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SAGRA MUSICALE MALATESTIANA

Ariosto fin de siècle in un Barocco noir

[Silvia Mei] Il Palazzo incantato (1642) di Rossi-Rospigliosi, in prima rappresentazione in tempi moderni, apre il programma della 64° Sagra Musicale Malatestiale di Rimini 2013 (13 e 14 settembre) nella splendida cornice neoclassica del Ridotto del Teatro Galli (ancora in cantiere restaurativo), per le gigantografie video e l’immaginario preraffaellita di Anagoor e con l’esecuzione à l’ancienne di Sezione Aurea diretta da Luca Giardini. Una mise en espace e un’installazione, quella del collettivo di Castelminio Resana, che contrappunta la luce e il brio delle arie barocche – drastica e orientata la selezione della monumentale opera – con la funerea restituzione del palazzo del mago: un hortus clausus abitato dai fantasmi di cavalieri e dame adolescenti che intrecciano le proprie corone di fiori.

É una nuova produzione di Anagoor (recentemente artefice del film-concerto Et manchi pietà sulla figura di Artemisia Gentileschi) con la Sagra Musicale Malatestiana, che rinnova, terzo anno consecutivo, Progetti collaterali per un “nuovo teatro” musicale (nel 2011 Cesare Ronconi di Teatro Valdoca allestiva in chiave neoafro La Morte di Virgilio da Hermann Broch per la musica di Jean Barraqué, compositore prediletto di Michel Foucault; lo scorso anno invece era Harawi, canto d’amore ispirato alla vicenda di Tristano e Isotta, del compositore e ornitologo Olivier Messiaen ad accordarsi all’immaginario industrial del collettivo romano Santasangre). Ma non si tratta di una stravaganza speciosa o di un escamotage per rendere appetibile a pubblico e musicofili composizioni di musica contemporanea (si legga del Novecento, e neanche tutto…). L’incontro tra la nuova scena di nuovo millennio e la musica da camera, contemporanea come, in questo caso, barocca, dichiara molto più della semplice occasione e circostanza che la territorialità dei gruppi convocati afferma (complice un evento fondativo in Romagna quale il festival Ipercorpo di Forlì, per la direzione di Città di Ebla, intorno al quale Santasangre di Roma e Anagoor di Castelfranco Veneto gravitano da anni quali “soci fondatori” e ospiti ricorrenti).

Si concorda nel riconoscere la consacrazione artistica destinata a registi teatrali chiamati a farsi lirici. Si tratta con tutta evidenza di un riconoscimento anche di popolarità o che restituisce popolarità, in virtù di un genere “mondano” quale il melodramma. Ma il fenomeno della regia lirica è consustanziale alla nascita della regia stessa, forse anche proto-registico, e oggi è stato sdoganato da una pratica entrata nel costume musicale: da Visconti a Ronconi, da Tiezzi a Castellucci, Dante e Delbono, la lista di registi aureolati annovera nomi internazionali. Di tutt’altra portata (anche economica) è invece la commissione di regie e di allestimenti per musica da camera contemporanea, una produzione selettiva e meno popolare di per sé, che felicemente incontra l’immaginario e la scrittura scenica dei giovani gruppi. Le ragioni di questa speciale sintesi sono da riconoscersi in diversi coefficienti, sopratutto linguistici, dove la dimensione cameristica, raccolta, con possibilità di intervento a basso impatto di décor, ordina delle azioni e delle mises en image - dei dispositivi piuttosto che delle regie - senza invasività fini a se stesse nell’universo musicale dato. E del resto anche l’assenza di una tradizione teatrale per la musica “pura”, di solo ascolto, offre un terreno fertile a operazioni così preziose e rare di sperimentazione.

Secondo le antiche Etymologiae, la voce greca icon, eco, veniva tradotta in latino imago, immagine, perché la migrazione sonora della voce trovava in chi l’ascoltava la sua realtà riflessa. È in questa specularità tra immagine e canto, che si costruisce la prima assoluta di Il Palazzo di Atlante di Anagoor dall’azione in musica Il palazzo incantato, per il rispettivo episodio ariostesco dell’Orlando Furioso. Nella gabbia dorata del mago Atlante giovani amanti e cavalieri subiscono l’incantesimo dei propri sogni, tradotti in immagini, di cui rimangono prigionieri seppur custoditi dalla guerra che dardeggia all’esterno. Almeno finchè Astolfo non desta e incita col suo corno magico gli eroi stregati alla ribellione.
L’azione pensata da Anagoor parte se vogliamo dalla fine, ovvero dalla tragica fine che quegli eroi una volta liberatisi trovano nella morte. Come in un ideale prologo, sonorizzato nel vestibolo del teatro, voci da sirena o sonorità angeliche accolgono i corpi alla deriva dei giovani caduti, qui visualizzati in foto su un macrodisplay, marchio Anagoor, quali sculture greche di kouroi disseppelliti o riemersi da fondali marini. Distesi nel Ridotto del primo piano, sette di quei corpi, ricoperti di lino simil sindone, attendono di sgravarsi delle loro anime, amorevolmente accolte e curate dai custodi in nero del palazzo - i cantanti Alberto Allegrezza, Elena Cecchi Fedi e Silvia Vajente - che intonano, quali echi di quei corpi, le loro pene d’amor perdute. Marfisa e Iroldo, Fiordiligi e Astolfo, Ruggero, Bradamante e Prasildo intrecciano mesti corone di fiori, giocano e danzano in un continuo gioco di echi e riflessi coi loro stessi i ritratti magicamente animati sul display-specchio o finestra temporale - quasi fosse un annuario che immortala formato tessera una generazione, perduta, dai tratti universali.

Sulla scia di Fortuny (2011), dopo la parentesi paraspettacolare di L.I. Lingua Imperii (2012), l’esplorazione di Anagoor par convergere nuovamente su un tema molto caro al gruppo, quale la ribellione giovanile come innocenza idealista e smania di vita votata al martirio o alla repressione violenta. Ma non meno forte è la declinazione e l’innesto di questo tema nelle forme e nei dispositivi che interrogano il rapporto dell’uomo con l’immagine; un tema proprio della modernità occidentale che sia nel meraviglioso barocco di Luigi Rossi per le fantasmagorie di Atlante, sia nella filosofia teatrale della nuova scena col teatro iconografico di Anagoor trova speciali messe in opera.
La nuova tecnologia non possiede minor magia della macchineria barocca e non ci fa certo rimpiangere un glorioso passato ancora vivo e sgorgante nell’arte del presente.

Sul sito www.ilpalazzodiatlante.it note, materiali e documenti dell’allestimento.

 
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