Archivio Storico:- ex Dipartimento di Musica e Spettacolo - Universita' di Bologna La Soffitta 2003 - TEATRO
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LA SOFFITTA 2003
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facoltà di lettere e filosofia
16 gennaio - 13 aprile
18 marzo/13 aprile 2003
Agresta
RACCONTI DELLA MEMORIA
Il teatro di Ascanio Celestini
a cura di Gerardo Guccini e Cristina Valenti

12/13 aprile 2003, ore 21 · ex Macello - Teatro, via Azzo Gardino 65/a
LA FINE DEL MONDO
scritto diretto e interpretato da Ascanio Celestini
musiche scritte e interpretate da
Gianluca Zammarelli
(mandolino, ciaramella, chitarra battente e voce)
Matteo D’Agostino (chitarra, chitarrino battente e voce)

La fine del Mondo
È la terza parte di una trilogia sull’oralità. La prima parte Baccalà, il racconto dell’acqua riguarda la fiaba e la leggenda di fondazione. La seconda, Vita Morte e Miracoli, è legata al racconto del rito e dei sogni nella tradizione contadina. Questa terza parte, La fine del Mondo, è legata alla storia di vita. Quando la memoria collettiva non è più sostenuta né dalla conoscenza di un patrimonio letterario popolare comune (come si racconta in Baccalà) né da un comune ritrovarsi nella ritualità popolare collettiva (Vita Morte e Miracoli), la persona ha perso ogni riferimento. E se il racconto, la parola detta, ha comunque un suo valore salvifico, non rimane ormai che raccontare in prima persona, raccontare la propria vita, il proprio vissuto: la storia di vita.

La storia
Maddalena è zoppa e in quella gamba, un po’ più corta dell’altra, vede l’unica bruttura del creato. Cerca un marito Sana e Robusta Costituzione, come dice lei, per fare i figli belli che

Io un figlio zoppo non l’avrebbe voluto mai,
magari imbecille si Andicappato de cervello,
uno scemo spastico, ‘n ‘ncefalitico
Che pure a uno scemo spastico lo pijano in giro,
ma tanto quello nun lo capisce che lo stanno a canzonà,
è ‘ncefalitico!

E mentre il marito se ne va in America, lei si cresce il figlio suo. Ma Salvatore, come la madre, anche se non lo sa vive ancora di quell’immaginario che sosteneva le visioni straordinarie del mondo popolare. Così un giorno Salvatore entra nel gallinaro per accudire le galline e si trova davanti un Cristo crocefisso sulla rete dei polli

(Salvatore) "C’avete fame? C’avete sete?". Ma quello, niente.
Che penso: forse tra la fame che c’ha e la sete che je venuta non sa quale scegliere.
Allora je dico "magnateve ‘st’ovo! Che l’ovo ve leva sia fame che sete!"
 
(Cristo) "Grazie" - me fa lui.
(Salvatore) "Ahò, ma che parlate pure, Gesucrì?"
(Cristo) "e perché non dovrei parlà?
A Salvatò parli tu che sei mezzo ‘ncefalitico, e non dovrei parlà io che so’ Gesù Cristo?

Al termine di una strana Passione durante la quale Salvatore col mal di testa se ne va da una scuola all’altra, il figlio di Maddalena chiude il suo Calvario in mezzo alle galline. Dopo la morte Salvatore torna a incontrare Maddalena. Lui non parla e lei per l’ultima volta gli racconta una storia, la storia della vecchia e di quello che voleva campare in eterno

(Maddalena) Hai capito, Salvatò, quello che voleva campare in eterno?
Nessuno campa in eterno.
La vedi ‘sta zoppa de tu’ madre, Salvatò,
pure a me prima o poi me tocca morire.
Non te la devi mica pija a male se sei morto.
Mica se campa in eterno.
Ridi, Salvatò, che questa è una storia da ride.
La storia della vecchia, Salvato’.
È vero che è bella la storia della vecchia?
È bella ‘sta storia
È proprio la fine del mondo, Salvatò, la fine del mondo

Un’orchestrina attacca a suonare una musica da allegro funerale. Il piccolo corteo gira attorno alla piccola scenografia di lampadine appese.

È proprio la fine del mondo, Salvatò, la fine del mondo
È proprio la fine del mondo, Salvatò, la fine del mon

Lo spettacolo, coprodotto dal Teatro di Roma, è tra i 7 vincitori del premio Sette Spettacoli per un nuovo Teatro Italiano per il 2000. La giuria, composta da Mario Martone, Elio De Capitani, Luca Doninelli, Maricla Boggio e Franca Angelini ha fornito la seguente motivazione:

"In un romanesco reinventato per raccontare con massima libertà creativa, Ascanio Celestini - autore ed interprete - si moltiplica secondo le tecniche della tradizione cuntistica nei personaggi di una favola attuale. Nel cunto il mondo contadino toccato dall'emigrazione è protagonista di una trasformazione che rende più poveri quelli che più poveri erano, depauperandoli delle loro tradizioni e del linguaggio orale. In un tentativo di recuperare queste forme espressive, si carica allora di una ingenua e trascinante forza evocativa la vicenda della povera Maddalena, di suo figlio Salvatore, della ragazzina incinta e del Cristo Crocefisso che dialoga nel gallinaio con il ragazzo encefalitico che vuole dargli da mangiare, tutti quanti animati dal cunto dell'autore, in un intreccio di leggende tratte da vangeli apocrifi e di realtà di tipo pasoliniano, dove la disperazione del vivere si fa coraggiosa allegria di sopravvivenza, nella consapevolezza di una morte livellatrice ma incapace di far tacere gli uomini e la loro aspirazione alla poesia."

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