Archivio Storico:- ex Dipartimento di Musica e Spettacolo - Universita' di Bologna La Soffitta 2002 MUSICA - Concerti
 
 
musica
30 gennaio - 19 maggio
a cura di Giuseppina La Face Bianconi
alma mater studiorum
università di bologna
dipartimento di musica e spettacolo
la soffitta
centro di promozione teatrale
Mercoledì 20 febbraio 2002, ore 21
AULA ABSIDALE DI S. LUCIA
via de’ Chiari 23a
 
Dai tetti dorati di Praga

TRIO OTTOCENTO

Roberto Noferini violino
Luigi Corridoni violoncello
Alberto Spinelli pianoforte

 

presentazione
di
Marisa Giuliani e Arianna Di Trani
 
ingresso gratuito
 

PROGRAMMA

Hans Sitt (1850 - 1922)
Trio in Sol maggiore
op. 63 n. 1
per violino, violoncello, pianoforte
Allegro moderato
Allegretto
Allegro ma non troppo
 
 
Trio in Si bemolle maggiore
op. 63 n. 2
per violino, violoncello, pianoforte
Allegro
Andante
Allegro vivace
 
 
Antonín Dvok (1841 - 1904)
Trio op. 90 "Dumky"
per violino, violoncello, pianoforte
 
I. Lento maestoso – Allegro quasi doppio movimento
 
II. Poco adagio – Vivace non troppo
III. Andante – Vivace non troppo
 
IV. Andante moderato – Allegretto scherzando – Meno mosso
 
V. Allegro
 
VI. Lento maestoso – Vivace

Dai tetti dorati di Praga

Nella storia della musica del secondo ’800, i paesi principali sulla scena europea – la Germania, la Francia e l’Italia – cominciano a perdere la loro posizione di preminenza assoluta. Ad essi si affiancano nuovi centri di produzione: a nord la Danimarca, la Norvegia, la Svezia, ad est la Polonia, l’Ungheria, la Boemia, la Russia. I compositori di queste terre conciliano per lo più il linguaggio musicale della tradizione classico-romantica, riferimento obbligato per tutti, con elementi attinti dal folklore autoctono. L’interesse per la tradizione popolare è comune anche a molti compositori dei paesi "centrali": si pensi a Johannes Brahms e alle sue celebri Danze ungheresi.

La città di Praga, già importantissima nella storia della musica del ’700 – basti dire che tenne a battesimo il Don Giovanni e La clemenza di Tito di Mozart –, diviene nell’800 uno dei centri più vivaci della vita musicale europea. Tra i generi musicali in cui i compositori cèchi manifestano la propria creatività, si segnala per importanza e diffusione la musica da camera. Favorito dai compositori di area tedesca – celebri i trii di Beethoven, Schubert e Brahms –, il trio con pianoforte può soddisfare varie esigenze: l’esibizione virtuosistica, la scelta di proporre al pubblico tutta la complessità del linguaggio di tradizione colta e, al tempo stesso, di intrattenerlo piacevolmente.

Antonín Dvorák e Hans Sitt, violista l’uno, violinista l’altro, avevano una conoscenza profonda degli strumenti ad arco. Sitt, compositore e direttore d’orchestra boemo, attivo negli ultimi decenni della propria vita a Lipsia, nei suoi trii si rifà alla classica divisione in tre tempi: veloce, (più) lento, veloce. Il Trio op. 90 – scritto da Dvorák tra il 1890 e il 1891 – presenta, invece, sei tempi in sei tonalità diverse, basati sull'alternanza di movimento lento e movimento veloce. La denominazione "Dumky" (plurale di dumka) fa riferimento all’omonimo canto-lamento popolare diffuso in Polonia e in Ucraina. Inteso come pezzo strumentale, la dumka mantiene sempre un carattere meditativo e melanconico, e, per l’uso frequente che ne fecero molti compositori dell’est europeo tra fine ’800 e inizio ’900, assurge a simbolo musicale del panslavismo. Dvorák ricorre al titolo dumka in ben sei composizioni, che presentano – come quasi tutti i sei movimenti di questo trio – alcune caratteristiche comuni: inizio lento o moderato, tempo binario, modo minore, repentini cambi di tempo e di modo. La struttura a sezioni contrastanti, tipica della musica popolare di quest'area geografica, contrappone al principio elaborativo della musica da camera classico-romantica un principio accumulativo e rotatorio che suona al tempo stesso arcaico e moderno.

Marisa Giuliani e Arianna Di Trani
studentesse DAMS


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