Archivio Storico:- ex Dipartimento di Musica e Spettacolo - Universita' di Bologna Dipartimento di Musica e Spettacolo - La Soffitta 2010
martedì 20 aprile 2010, ore 21
Aula absidale di S. Lucia (via de’ Chiari 25a)
ingresso libero  - posti limitati



Ludwig van Beethoven (1770-1827)
Trio in Si bemolle maggiore op. 97,
“L’Arciduca”

Allegro moderato
Scherzo: Allegro
Andante cantabile
Allegro moderato



Franz Schubert (1797-1828)
Trio in Si bemolle maggiore D 898

Allegro moderato
Andante un poco mosso
Scherzo: Allegro
Rondo: Allegro vivace




Amanda Favier. La più giovane vincitrice nella storia del Concorso Bach di Lipsia, ha tenuto il primo recital a nove anni. Perfezionatasi con Igor Ozim e con Sir Ifrah Neaman, è vincitrice di quindici premi internazionali e si esibisce abitualmente nelle più importanti sale concertistiche d’Europa (Gewandhaus di Lipsia, Concertgebouw di Amsterdam, Salle Gaveau e Cité de la Musique di Parigi), in America del Sud e in Asia. Collabora assiduamente, tra gli altri, con Pierre Amoyal, Hervé Joulain, Cédric Tiberghien, Anne Queffelec, François Salque, Maurizio Baglini, Silvia Chiesa. L’associazione parigina Adami, avendola riconosciuta come «rivelazione del 2004», le ha concesso in uso un prezioso violino di liuteria veneziana, un Bellosio del 1756. Ha inciso le Sonate di Janáček e Strauss per Lyrinx e, di recente, un’innovativa versione delle Quattro stagioni di Vivaldi che è stata insignita di diversi riconoscimenti, fra cui il "Classique d’Or" RTL.

Silvia Chiesa. Ha studiato con Rocco Filippini,  Mario Brunello e Antonio Janigro. Da solista si è esibita con la Royal Philharmonic Orchestra di Londra: Triplo Concerto di Beethoven, Primo Concerto di Saint-Saëns sotto la direzione di Daniele Gatti, Concerto di Schumann. Ha eseguito in prima assoluta composizioni di Campogrande, Clementi, Dall’Ongaro, Davies, Sollima. In campo cameristico ha collaborato con artisti quali Brunello, Canino, Christ, Kabaivanska, Larrocha, Lucchesini, Mintz, Petracchi. Dal 1997 al 2002 è stata violoncellista del Trio registrando, per la Arts, l’integrale dei Trii di Schubert. Dal 2005 collabora stabilmente con Maurizio Baglini, col quale ha registrato su CD le Sonate di Chopin e Debussy e D’après… cinq chansons d’élite, brano dedicato da Azio Corghi al duo Chiesa-Baglini. Nel 2008 il mensile «Amadeus» ha pubblicato la loro registrazione delle Sonate di Saint-Saëns.

Maurizio Baglini. Premiato giovanissimo nei più importanti concorsi internazionali, a 24 anni vince il “World Music Piano Master” di Montecarlo. Come solista e in formazioni cameristiche è ospite dei massimi festival e delle più importanti istituzioni internazionali. Ha registrato due versioni dei 27 Studi di Chopin, l’integrale delle trascrizioni di Busoni da Bach, l’integrale dell’opera pianistica di Rolf Urs Ringger e la Nona Sinfonia di Beethoven nella trascrizione di Liszt, pubblicata dalla DECCA. Nel 2008 ha eseguito al Musée d’Orsay a Parigi la Nona di Beethoven-Liszt con il coro di Radio France. Nel 2009 all’Israel Festival ha eseguito nella stessa serata la Nona di Beethoven-Liszt, i 12 Studi op. 10 e i 12 Studi op. 25 di Chopin. Nel gennaio-febbraio di quest’anno ha registrato gli Studi trascendentali di Liszt per la DECCA e ha debuttato con l’Orchestra sinfonica della RAI nella prima mondiale del Concerto scritto per lui da Azio Corghi. È direttore artistico del Festival Dionysus che si tiene nel castello di Colle Massari, a Cinigiano presso Grosseto.
 

 


Divina scintilla e sogno felice

Amanda Favier  violino
Silvia Chiesa  violoncello
Maurizio Baglini  pianoforte


A vent’anni dal giovanile esordio compositivo nel medesimo genere (i tre Trii dell’Op. 1, 1795), Beethoven giunse alla monumentale e salda concezione del Trio in Si bemolle maggiore op. 97, terminato nel marzo 1811, ma pubblicato solo nel 1816, e dedicato al suo aristocratico allievo, l’arciduca Rodolfo – donde il soprannome. 
L’Allegro d’apertura, in forma sonata, esordisce con un tema maestoso eppur affabile, la cui nobile pacatezza è sottolineata dall’andamento moderato e dalla sonorità dolce espressamente indicata. Il secondo tema, più grazioso, giunge non già nell’attesa tonalità della dominante, Fa maggiore, bensì in Sol maggiore. (Invero, il piano tonale dell’intero trio prediligerà questi legami di terza, sia nelle relazioni fra i movimenti, sia al loro interno.) Lo sviluppo gira e rigira su un segmento del primo tema, serrandolo in un appassionato dialogo fra pianoforte ed archi che sfocia in un episodio dall’atmosfera sospesa e rarefatta: la sonorità sembra smaterializzarsi nel pizzicato degli archi e dei “liquidi” trilli del pianoforte, sull’ultimo dei quali s’innesta con delicatezza la ripresa, variata. L’ampio Scherzo, in Si bemolle maggiore, è qui anteposto al movimento lento. Al motivo iniziale, giocoso e umoristico, si contrappone quello più introverso del Trio, dal sinuoso profilo cromatico, elaborato in imitazione fra i tre strumenti, che presto però vira in un ritmo di valzer. Nella tonalità di Re maggiore, già abbordata nello Scherzo, si apre lo splendido Andante cantabile, affidando dapprima al solo pianoforte, quindi agli archi appaiati, il raccolto e intenso lirismo di un tema condotto a mo’ di corale sul ritmo di sarabanda. Seguono quattro variazioni che ne esplorano tutta la ricchezza espressiva, in una cangiante combinazione di effetti timbrici, ottenuti anche per mezzo di una progressiva diminuzione dei valori ritmici che increspa di crescente brulichio la veste strumentale; infine, una coda che ripropone con solennità il tema iniziale e si congiunge, senza interruzione, all’attacco dell’ultimo tempo. Si tratta di un rondò assai spigliato nel carattere, sebbene modellato con la medesima compostezza del tempo iniziale, e giocato su equivoci armonico-tonali: il tema sembra partire in Mi bemolle, ma poi flette verso la “reale” tonalità d’impianto di Si bemolle. Poco prima dell’ultima enunciazione del tema, un’altra, più lontana, tonalità “sbagliata”, quella di La maggiore, dà l’avvio a un brillante Presto dalla pulsazione ternaria che procede incalzante, finché, ritrovata la tonica, la riafferma saldamente nella coda conclusiva.
Passarono sedici anni prima che questo genere si arricchisse di due nuovi capolavori altrettanto indiscussi, ad opera di Schubert. Del Trio in Si bemolle maggiore è andato perduto l’autografo, ma si ritiene sia stato composto dopo il Trio in Mi bemolle D 929, nella primavera 1828; venne pubblicato postumo nel 1836. Nell’Allegro moderato, di regolare forma sonata, il tema principale è enunciato dagli archi che qui, rispetto all’Arciduca, hanno più plastici profili, inarcando linee incisive su una scrittura pianistica che ora li affianca alla pari, ora li fronteggia cantando in ottave parallele. Allo slancio propositivo del primo segue la più morbida e distesa cantabilità del secondo tema. Entrambi elaborati e drammatizzati nello sviluppo, si spingono fino alle più lontane regioni tonali, avviano con una falsa ripresa in Sol bemolle maggiore, donde passano quasi inavvertitamente alla ripresa vera e propria. La toccante melodia dell’Andante si effonde su distese terzine pianistiche, affidata in apertura al timbro vibrante del violoncello, sovente sospinto nella regione più acuta della sua tessitura. La struttura è tripartita: a un episodio centrale in tonalità minore, dove è stavolta il pianoforte ad emergere, segue una ripresa che si guadagna a poco a poco, attraverso mirabili e raffinati percorsi modulanti, il ritorno del Mi bemolle maggiore d’impianto. Sereno e vivace, lo Scherzo impegna alla pari i tre strumenti in un tessuto contrappuntistico che si distende infine nella semplicità omofonica del Trio, delicato valzerino intonato dagli archi. Il finale, un rondò, è trattato con una sensibilità tutta schubertiana per la vasta narrazione che, pur nell’economia del materiale di base – due temi principali –, intesse continui episodi elaborando e variando piccoli dettagli, derivando da quelli di base nuovi temi, diffondendosi in ripetizioni e digressioni. La struttura complessiva si articola in due grandi campate, entrambe concluse da episodi di danza in metro ternario, che, mediante legami di terza (Re bemolle e Sol bemolle) accerchiano la tonalità di base, in cui si slancia frenetico il Presto finale.



Alessandra Carbonaro
Laurea magistrale in Discipline della Musica

coordinamento e redazione
Anna Quaranta



ingresso gratuito - posti limitati
info: tel. 051 2092411






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