Archivio Storico:- ex Dipartimento di Musica e Spettacolo - Universita' di Bologna Dipartimento di Musica e Spettacolo - La Soffitta 2010

martedì 27 aprile 2010, ore 21
Laboratori DMS, Auditorium 
(via Azzo Gardino 65a)
ingresso libero  - posti limitati



Andrea Rota (ca. 1553-1597)

Quattro mottetti
 
Veni sponsa Christi
Lætare Ierusalem
Reminiscere miserationum tuarum
Exaudi me
 
 
Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847)
 
Sechs Sprüche
op. 79
Salmo C
 
 
Johannes Brahms (1833-1897)
 
Due mottetti
op. 74



Maurice Duruflé (1902-1986)
 
Quattro mottetti su temi gregoriani
op. 10
 
Ubi caritas
Tota pulchra es Maria
Tu es Petrus
Tantum ergo






CORO DA CAMERA DEL
COLLEGIUM MUSICUM ALMAE MATRIS.

Il Collegium Musicum Almae Matris nasce nel 1953 ed è organizzato in forma stabile nel 1961 da Giuseppe Vecchi. Agli esordi consta di un coro e un gruppo strumentale (Antiqua Musica Italica) formato da musicisti dediti alla riscoperta degli strumenti antichi.
Il complesso vocale e strumentale interpreta di preferenza musiche dell’età rinascimentale e barocca, prediligendo composizioni inedite di autori padani e bolognesi. La direzione artistica è affidata a Mario Baroni, mentre alla guida del Collegium si succedono negli anni ’60 e ’70 Fulvio Angius, Bruno Galletti, Bruno Zagni, Angelo Ephrikian e Giorgio Pacchioni. Dal 1980 dirige il coro David Winton.
Nel 1988 nasce il Coro da Camera, con l’obiettivo di eseguire brani pensati per un organico ridotto. Composto da coristi selezionati, l’ensemble si dedica principalmente alla musica rinascimentale e del Novecento, includendo nel repertorio brani inediti di antichi compositori italiani poco noti al grande pubblico.
Negli ultimi anni il Coro da Camera si è esibito in Norvegia, Turchia, Gran Bretagna e Germania. Ha preso parte a rassegne per gruppi universitari e ha partecipato a un Master Class con i King’s Singers.
Nelle passate stagioni è stato invitato a collaborare con il Coro e l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna nelle esecuzioni della Passione secondo Giovanni di Bach e dell’Ode for St. Cecilia’s Day di Händel.


 


Delectando docere
Detti, versetti, mottetti

CORO DA CAMERA DEL
COLLEGIUM MUSICUM ALMAE MATRIS

David Winton 
direttore



Nato nel Duecento, il genere vocale del mottetto – inizialmente applicato indifferentemente a testi religiosi o profani – andò soggetto nei secoli a significative metamorfosi stilistiche, formali e funzionali. Nel Rinascimento è il genere di musica da chiesa prediletto da Giovanni Pierluigi da Palestrina, maestro della Cappella Giulia in Vaticano: la sontuosità e compostezza formale dei suoi mottetti verrà emulata anche nel mondo protestante. Coevo del Palestrina, dal 1583 Andrea Rota è maestro di cappella nella basilica di S. Petronio. Nella vasta basilica può sfoggiare una perfetta sintesi tra la tradizione romana e la monumentalità del rito veneziano, basato sulla prassi dei “cori spezzati” o “battenti”, che prevede la dislocazione di diverse sezioni del coro in zone distanti fra loro: donde un incremento del senso di spazialità sonora.
Ad onta della Riforma, i compositori tedeschi attingeranno a piene mani dalla tradizione musicale romana. Martin Lutero valorizza il canto liturgico assumendo stili e forme proprie della musica italiana. Così, nel servizio divino protestante il mottetto perdura fino a Ottocento inoltrato, beninteso in lingua tedesca e non senza contaminazioni con il corale evangelico. Nel tempo la partecipazione dell’assemblea – un tratto distintivo del rito protestante – condurrà a un certo qual impoverimento stilistico: la reazione si manifesta p.es. nelle teorie di E.T.A. Hoffmann, letterato e musicista romantico, che nel saggio su Alte und neue Kirchenmusik (Vecchia e nuova musica da chiesa, 1814) addita l’arte palestriniana come un modello degno d’essere imitato per arginare il progressivo declino della musica sacra tedesca. Anche per Felix Mendelssohn-Bartholdy, negli anni ’40 direttore musicale nella cattedrale di Berlino, per risollevare le sorti della musica vocale sacra occorreva rivisitare la polifonia sacra rinascimentale. Nascono così i Sechs Sprüche für Chor op. 79, per otto voci a cappella (1843-1846), e il Salmo C per coro misto a quattro voci (1843-44). Letteralmente Sprüche viene a dire “detti”, ossia “versetti” biblici. ‘Detto’ equivale a ‘motto’: proprio questa voce sta alla radice del nome ‘mottetto’, la cui etimologia va rintracciata nel francese mot (parola); e non è un caso, giacché la parola è il mezzo primario per cantare le lodi della divinità. Musicati per la cattedrale berlinese e ordinati secondo il calendario liturgico, i Sechs Sprüche presentano una scrittura polifonica facile e accessibile, che non preclude tuttavia una raffinata eleganza formale. Anche nel Salmo C, scritto anch’esso per il culto della cattedrale di Berlino, permangono tratti d’armonia e di equilibrio.
La sintesi della tradizione latina e tedesca si osserva anche nei due Mottetti op. 74 per coro misto di Johannes Brahms. Composti nell’estate del 1877 durante una vacanza a Baden-Lichtental, i mottetti sono la summa d’una nuova concezione della musica sacra. La morte come consolazione delle sofferenze terrene funge da filo conduttore ideale nel primo mottetto che, articolato in quattro parti, incorpora spunti tratti da una Missa canonica composta vent’anni prima; il tessuto delle prime tre sezioni è imitativo, mentre la quarta si rifà allo stile accordale dei corali bachiani. Il secondo mottetto, più breve, ostenta pari solennità; la melodia assunta come base dello sviluppo polifonico funge da cantus firmus, secondo un principio costruttivo tipico del mottetto medievale e rinascimentale.
Anche per Maurice Duruflé, per più di mezzo secolo organista titolare a St-Étienne-du-Mont a Parigi, l’orizzonte ideale di riferimento è la musica medievale. I suoi Quatre motets sur des thèmes grégoriens op. 10 (1960), preziose miniature per coro a cappella, esibiscono un’espressività intima e delicata che rifugge dai grandi contrasti drammatici. Tutt’altro che refrattario alle prassi compositive contemporanee, Duruflé aggiunge alla tradizione una morbidezza melodica di gusto più attuale e rinnova in pieno Novecento la riflessione sull’arte musicale sacra.


 


Antonella Todeschini
Laurea magistrale in Discipline della Musica

coordinamento e redazione
Sara Elisa Stangalino



ingresso gratuito - posti limitati
info: tel. 051 2092411






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