Archivio Storico:- ex Dipartimento di Musica e Spettacolo - Universita' di Bologna La Soffitta 2003 - TEATRO
alma mater studiorum · università di bologna
dipartimento di musica e spettacolo
la soffitta · centro di promozione teatrale
LA SOFFITTA 2003
ministero per i beni e le attività culturali ·
direzione generale per lo spettacolo dal vivo
regione emilia romagna · assessorato alla cultura
provincia di bologna · assessorato alla cultura
facoltà di lettere e filosofia
16 gennaio - 13 aprile
3 marzo/11 aprile 2003
Compagnia Pippo Delbono
IL TEATRO/VITA DI PIPPO DELBONO
a cura di Marco De Marinis

11 aprile - ore 21
ex Macello - Teatro, via Azzo Gardino 65
Il silenzio
ideazione e regia di Pippo Delbono
con Pippo Delbono, Pepe Robledo, Bobò, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gustavo Giacosa, Simone Goggiano, Lucia Della Ferrera, Elena Guerrini, Gianluca Ballarè, Dolly Albertin, Fadel Abeid, Mr. Puma, Claudio Gasparotto, Luigi Cagnino, Ilaria Distante, Maura Monzani, Marzia Valpiola, Gianni Parenti, Raffaella Banchelli, Margherita Clemente, Viola Brusco, Enkeleda Cekani
voce cantata di Danio Manfredini
musicisti Tomaso Olivari, Giovanni Ricciardi, Fausto Ferraiuolo
in collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione
ex Macello - Teatro, 11 aprile - ore 21
prevendita dal 7 aprile, ore 15-18.30 presso ex Macello (via Azzo Gardino 65 - Bologna)

11 aprile - ore 21
ex Macello - Teatro

"Lo spettacolo il silenzio parte da una memoria, legata al devastante terremoto della vecchia città di Gibellina nel 1968. Non tanto per raccontare un fatto storico, ma per soffermarsi su quell’attimo - eterno - che racchiude il silenzio della morte e il silenzio della vita. Là, in quel luogo, riemerge un mondo di infanzia e di vecchiaia. Il silenzio dei vecchi e il silenzio dei neonati. La nascita, la morte e la rinascita alla vita. Mi riporta al silenzio dei sordi, alle troppe parole che ci assordano, al silenzio di Bobò. Al silenzio di una grande pietra e di un dolce lenzuolo che ti avvolge, ti copre, ti protegge. All’amore, al desiderio, alla passione, alla carne, alla fragilità".

Pippo Delbono

Partendo da un disastro naturale come il terremoto di Gibellina, Delbono riflette sui momenti in cui, come in quel caso, l’uomo si trova di fronte ad un bilico dove stabilisce una forte e diretta relazione con la morte e comincia da subito a nutrire in sé stesso il germe di una rinascita, di una nuova apertura alla vita.

Attraverso le parole di Ungaretti e le canzoni di Danio Manfredini, i brani musicali composti insieme ai musicisti in scena, alcuni pezzi rielaborati e alcuni originali di Kobaleswki, Chick Corea, Beethoven, Bartòk, viene ricostruita una memoria che attinge anche ad altri ‘terremoti’: è la memoria degli anni ‘60, gli anni della libertà, dei freak, dei colori, del Flower Power, gli anni d’inizio della contestazione in Italia e di tutti i movimenti nel mondo. Quella memoria evoca sulla scena sentimenti come la paura, come il sentirsi totalmente indifesi, ma anche solidarietà, amore, forse anche gioia, lucidità, maggiore chiarezza anche su di sé, sulla vita, sul mondo.

Il suono del silenzio

Conversazione con Pippo Delbono a cura di Gianfranco Capitta, giugno 2000

Come ti è venuta l'idea del Silenzio, uno spettacolo legato alla realtà terribile del terremoto, che Gibellina ha vissuto tragicamente nel 1968? Sempre, quando mi trovo in un posto o in una situazione, la prima cosa che mi viene in mente è di sentire la relazione con quel posto lì. L'anno scorso quando sono venuto a Gibellina, mi sono trovato in una situazione in cui era forte la presenza di questo terremoto, di cui la gente non parlava, ma che segnava tutte le cose, tutti i luoghi, tutte le situazioni. Questo mi è sembrato un punto su cui fermarmi. È sempre molto forte la situazione in cui ci si rapporta a un disastro, che non è dovuto "direttamente" all'uomo, ma che rimanda a qualcosa di più sacro, di più grande, più misterioso, in relazione con la vita e con la morte.

Tu fino ad ora ti eri misurato con sommovimenti che avvengono all'interno della persona, o al più nei rapporti sociali tra le persone. Da lì sono nati appunto Barboni, o la stessa Guerra; questa volta invece fai riferimento ad un evento "naturale". Tu hai mai visto un terremoto? No, direttamente no, ma ho vissuto dimensioni vicine ad un terremoto, come potrebbe sicuramente essere trovarsi su un bilico forte: penso che in quell'attimo si stabilisca una relazione forte e diretta con la morte. Credo che questo per noi possa essere il terremoto: quell'attimo che può essere e diventare infinitamente lungo, oppure infinitamente breve, quell'attimo in cui tutta la vita ti passa davanti. Credo che sia quell'attimo in cui sviluppi la saggezza, in cui velocemente devi crescere. Mi sembra importante fermarsi su questo.

Il terremoto è un sommovimento tellurico, geografico, fisico, ma che implica poi tanti altri sommovimenti. È un'esperienza terribile perché, mentre distrugge, è anche un'occasione in cui bisogna ripartire da zero. Sicuramente dopo queste grandi distruzioni c'è comunque l'inizio di una rinascita. Certamente quando si perde tutto, in quell'attimo penso che ci sia già il germe per un grande ripartire. Anche nella vita, penso ad una persona che perde la sicurezza, ma nella sicurezza sono anche tutti i limiti a una crescita dell'arte. Pasolini diceva "ricomincio dove non c'è certezza". E mi viene in mente che anche in questa dimensione di distruzione, uno si ritrova bambino, cioè di nuovo a ricominciare qualcosa, a riaprirsi alla vita. E questo, secondo me, può essere importante. Mi vengono in mente altre cose al riguardo: ad esempio l'eternità della vita, l'amore, o quella che è una relazione forte tra il desiderio di amore e il desiderio di morte. Escono fuori comunque anche sensazioni più personali e private: un desiderio di morte, qualcosa che è nella radice profonda della nostra vita. Anche rispetto a qualcosa che è quasi incisa e segnata nel profondo della nostra vita, ora mi piace mettermi a "sindacare" in quella zona lì.

Il titolo Il silenzio nasce certo per contrasto rispetto al tremendo boato del terremoto. Il silenzio però è anche la dimensione naturale dei Ruderi di Gibellina, un posto molto isolato dove non passa normalmente molta gente. È il silenzio di quei posti dove senti e riesci ad ascoltare il rumore degli animali, dove riesci a sentire le persone che camminano e le senti che parlano piano e ti arrivano le loro voci. È molto forte la dimensione del silenzio che si vive lì. Quando io mi sono messo a scrivere e a pensare quante volte viene fuori questo silenzio nella vita, ho scoperto che la vita incredibilmente è piena di silenzi, di pause e di silenzi. Il silenzio è una parola su cui anche mi piace stare, ed esplorarla.
HOME PAGE LA SOFFITTA 2003 Presentazione generale Da Via D'Azeglio a Azzo Gardino Informazioni Organigramma
Archivio Storico:- ex Dipartimento di Musica e Spettacolo - Universita' di Bologna