Archivio Storico:- ex Dipartimento di Musica e Spettacolo - Universita' di Bologna Suoni dal Mondo 2002 ODETTA

ALMA MATER STUDIORUM - UNIVERSITÀ DI BOLOGNA
DIPARTIMENTO DI MUSICA E SPETTACOLO
CIMES
Centro di musica e spettacolo

SUONI DAL MONDO 2002

LA MUSICA DEL NORDAMERICA E LE SUE RADICI

Domenica 10 novembre
ODETTA
Una regina del Blues

Odetta occupa un posto speciale tra gli artisti e musicisti americani del XX secolo, per il suo ruolo pionieristico nella interpretazione e diffusione dei principali generi e stili musicali di origine afroamericana (dai canti popolari, di lavoro e di protesta fino al blues, allo spiritual e al jazz), coniugato con un profondo impegno sociale. Nata a Birmingham, Alabama, nel 1936 Odetta si trasferì assieme alla famiglia a Los Angeles, dove a tredici anni iniziò a studiare musica classica e canto lirico. Il suo sogno era quello di divenire una cantante d’opera, sebbene fosse consapevole che neppure la grande Marian Anderson aveva potuto infrangere le barriere del segregazionismo che imperava nelle principali compagnie d’opera. Così, a 18 anni entrò a far parte del coro di una compagnia di strada che stava portando in tournée l’operetta Finian’s Rainbow, e, mentre si trovava a S. Francisco, scoprì la musica popolare, imparando a suonare la chitarra e cominciando ben presto ad apparire nei folk clubs della zona. La notizia e la fama di questa carismatica donna nera che componeva e cantava negro folk songs con una voce intensa e coinvolgente si diffuse rapidamente in tutto il paese. Presto Odetta iniziò a portare la sua musica e il suo canto in giro lungo la costa occidentale e a registrare dischi, conquistandosi l’interesse di artisti già affermati ed autorevoli. Alla sua prima tournée a Chicago, appena scesa dal taxi che l’aveva condotta al Gate of Horn, Odetta trovò Josh White e Big Bill Broonzy ad aspettarla di fronte al club, per dimostrarle il loro slancio fraterno e il loro desiderio di "accogliere la loro sorellina nella grande metropoli…". E quando giunse a New York per esibirsi al Tin Angel, Pete Seeger e Harry Belafonte accorsero ad assistere ai suoi show, portando con sé personaggi influenti che potessero aiutarla e sostenerla nel portare avanti la sua arte e la sua carriera. Insomma, Odetta stava rapidamente guadagnando terreno, a dispetto dei pregiudizi razzisti e sessisti che affliggevano l’America del tempo.

Da questo momento, Odetta iniziò ad esplorare nuovi ambiti e generi canori e strumentali, rivelando una profonda sensibilità ed espressività nei diversi generi della tradizione musicale afroamericana. Questo periodo di ricerca le infuse un amore ancora più profondo verso la musica popolare americana, inducendola ad argomentare questa sua passione in diversi discorsi e dichiarazioni; per Odetta, la musica popolare americana rappresenta "…una forma musicale unica, perché derivata dalla combinazione di genti e culture diverse. Le sue origini provengono da quasi tutti i continenti e paesi – da tutti quelli che emigrarono in America portando con sé la propria musica. La musica popolare americana incarna così un’inedita ed irripetibile miscela delle musiche di tutti i popoli del mondo".

Gran parte della sua ricerca si svolse a partire dagli Archives of Folk Music presso la Library of Congress di Washington, istituzione che le rimarrà cara durante tutto il resto del suo percorso artistico. Il suo repertorio include infatti non solo i folk songs tradizionali, trasmessi oralmente di generazione in generazione, ma anche canti di lavoro, filastrocche, canti infantili, gospel e blues, canti creati da persone che dovevano provvedere autonomamente alla propria ricreazione e canti composti per soddisfare una vasta gamma di esigenze. Negli anni ’50 registrò alcuni album rivoluzionari per le case discografiche Riverside, Tradition, Fantasy e Vanguard Records e ottenne un enorme successo con i suoi concerti al Newport Festival ed alla Carnagie Hall; apparve inoltre in diversi programmi televisivi, divenendo uno dei principali punti di riferimento per numerosi giovani artisti, come Joan Baez, Bob Dylan e Janis Joplin. Dylan ha affermato che la prima cosa che ha deciso del suo stile musicale è stato proprio l’ascolto di Odetta e ha dichiarato di aver imparato tutti i brani del suo primo disco, che conteneva, tra gli altri canti, "Mule Skinner", "Jack of Diamonds" "Water Boy", "Bucked and Scorned".

Durante gli anni ’60 Odetta divenne una delle voci più autorevoli nell’ambito dell’America’s Civil Rights Movement: nel 1963, marciò a fianco di Martin Luther King a Selma, cantò per le masse durante la marcia su Washington, e si esibì davanti al presidente Kennedy nell’ambito del programma televisivo nazionale dedicato a diritti civili ‘Dinner with the President’. Durante gli anni ’70 ed ’80, Odetta continuò a tenere concerti in giro per il mondo, ricevendo innumerevoli riconoscimenti e successi. Negli anni ’70 prese anche il via la sua collaborazione con alcune delle più celebrate orchestre sinfoniche e compagnie di balletto del mondo: nel ’76, la sua ammiratrice di lunga data Sarah Caldwell la scelse per interpretare la parte della Musa della Libertà nell’opera "Be Glad Then America", commissionata al compositore John La Montaine per il secondo bicentenario della nascita degli Stati Uniti.

Durante gli anni ’80, Odetta si è esibita in Africa, Asia, Australia ed in Unione Sovietica. L’inizio degli anni ’90 vide Odetta cantare e suonare in numerosi special televisivi e radiofonici. Un’apparizione televisiva da rammentare fu quella per il programma "CBS-TV’s Sunday Morning", durante il quale alcuni giornalisti televisivi e il leggendario musicista jazz Billy Taylor accompagnarono Odetta nel suo primo ritorno in 50 anni a Birmingham, Alabama. Durante il 1998-99 prese parte, insieme ad altre artiste quali Jewel, Judy Collins, Paula Cole, Janis Ian e Phoebe Snow, al Festival "Women in Music 1960-1999", svoltosi al Madison Square Garden. In questa occasione, la rivista musicale Rolling Stone recensì la sua performance in termini entusiastici, definendola come un’autentica leggenda, un’artista che dopo 50 anni di carriera dimostrava di possedere una freschezza, un’intensità ed un’espressività sconcertanti ed ineguagliabili.

L’appassionato impegno umanitario di Odetta si è sviluppato nel senso di una schietta esigenza ad ‘essere utile’, espressa attraverso la performance di brani popolari nati e sviluppatisi in tempi in cui la musica rappresentava un importante mezzo di lotta per l’emancipazione sociale e razziale delle classi discriminate. Coerentemente con il suo impegno ad ‘assere utile’ Odetta ha deciso dunque che il suo contributo alle cause umanitarie si sarebbe espresso mettendo sé stessa e la sua arte a disposizione di iniziative promosse da persone impegnate in prima linea nella lotta per i diritti umani. Le sue preferenze vanno a gruppi localmente radicati e privi di appoggi e aiuti governativi o di altro genere: Odetta si è esibita in centinaia di concerti di beneficenza in difesa di ogni genere di categoria oppressa o discriminata – poveri, donne, bambini, minoranze etniche e religiosa – e contro la guerra e la proliferazione dell’industria nucleare. Citando le sue parole: "Mi esibisco dovunque ci sia bisogno di me. Faccio solo ciò in cui credo"

Il 29 Settembre del 2000, insieme ad altri 18 illustri rappresentanti della cultura nordamericana, Odetta ha ricevuto la National Medal of the Arts and Humanities da parte del Presidente Clinton, durante una cerimonia svoltasi al Washington Constitution Hall. Tra i 19 premiati, anche Steven Spielberg, Norman Leear, Aretha Franklin, August Wilson e Rosetta LeNoire. All’inizio della sua sesta decade di attività artistica, Odetta è più entusiasta e curiosa che mai verso i possibili ulteriori sviluppi del suo percorso musicale ed esistenziale. Il suo particolare stile ha continuato ad influenzare diversi giovani artisti, quali Carly Simon, Joan Armatreding, the Sweet Honey in the Rocks, Nick Cave & the Bad Seeds, Nancy Griffith, Tracy Chapman, Cassandra Wilson ed altri.

La parabola esistenziale ed artistica di Odetta ha rappresentato e rappresenta un esempio illuminante per tutti quegli individui che, partendo da posizioni sociali emarginate, credono nei propri ideali e nei propri sogni, affrontando ostacoli enormi nel tentare di vincere con la loro lotta i pregiudizi e le ingiustizie sociali. Nata povera e discriminata dal sistema segregazionista del governo americano, Odetta negli anni ’40 dovette rinunciare al suo sogno di intraprendere la carriera operistica solo a causa del colore della sua pelle. Tuttavia scelse di perseverare, volgendo i suoi sforzi appassionati ad esplorare e sviscerare la musica afroamericana tradizionale, parte integrante del suo retroterra culturale ed umano, azzardando strade mai percorse prima da una donna di colore, espandendo la sua ricerca alle musiche popolari di tutto il mondo e diffondendo in ogni paese del mondo, attraverso il suo splendido canto e la sua chitarra, il proprio originale ed unico messaggio umano e musicale.


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