LA MUSICA DEL NORDAMERICA E LE SUE RADICI
Il panorama musicale dell’Africa contemporanea è caratterizzato da una commistione di aspetti tradizionali localmente radicati e di elementi tratti dalla moderna cultura internazionale. Tuttavia, piuttosto che scaturire da una mera acquisizione di stili d’importazione, la musica africana contemporanea consiste in una sorta di musica di transizione, costituita da una viva musica tradizionale continuamente ampliata e potenziata dalle tecniche e dalla strumentazione propri del mondo occidentale.
Uno degli elementi alla radice dell’elaborazione e dello sviluppo della musica prodotta nella regione del Sahel – che si è affacciata sulla scena pop occidentale intorno agli anni ‘80 attraverso il successo internazionale di alcuni musicisti africani, tra i quali Salif Keita e Youssou N’Dour – è rinvenibile nell’antica tradizione musicale e narrativa dei griot, la cui presenza ed importanza in quest’area sono più forti che in qualsiasi altra zona dell’Africa. Durante l’era precoloniale, la funzione socioculturale svolta da questa classe di musicisti e ‘cantastorie’ ereditari, era assolutamente fondamentale, in quanto ad essi – o meglio, ai loro racconti musicati e cantati con l’accompagnamento della korà – era affidata la conservazione e la trasmissione della memoria storica collettiva e delle norme morali e sociali interne al sistema socio-culturale. Tradizionalmente, il loro ruolo prevedeva l’intrattenimento musicale della famiglia reale ed includeva anche il compito di mediatori e consiglieri di corte. Le famiglie di griot – che sono tuttora identificabili e riconoscibili dai loro cognomi – per secoli hanno continuato ininterrottamente la loro attività di cantanti di lodi, di racconti epici e di preghiere, nonostante la presenza dei poteri coloniali e il loro controllo politico e culturale sulle comunità africane. Sebbene il ruolo originario dei griot come musicisti e consiglieri reali sia ormai superato, essi sono tuttora sostenuti da personaggi ricchi e potenti e il loro prestigio è sempre assai forte, soprattutto presso le popolazioni rurali. I griot sono ancora chiamati a partecipare a tutti gli avvenimenti e alle celebrazioni socialmente salienti: la loro presenza è infatti un elemento indispensabile in molte circostanze pubbliche – come nel caso dell’insediamento di funzionari e governanti – o familiari e comunitarie, quali matrimoni, nascite e morti: secondo la tradizione indigena i griot sono infatti i primi a poter prendere tra le braccia un neonato, come gli ultimi a poter toccare un cadavere prima della sepoltura.
I repertori musicali dei moderni griot attingono sia alla vasta gamma di antiche composizioni poetico-musicali – molte delle quali riferite all’ascesa e caduta delle diverse dinastie che si sono succedute al governo degli antichi imperi Mandingo e Songhai – sia alle circostanze ed ai contesti in cui si esprimono. Il successo di un griot all’interno della propria comunità dipende dunque sia dallo stile di esecuzione musicale che dal contenuto dei testi cantati, poiché, sebbene il nucleo storico-culturale della tradizione venga sempre rispettato, ogni esecutore caratterizza il dipanarsi della musica e della narrazione secondo un suo stile personale e secondo la sua specifica visione. È proprio da un’antica famiglia di griot, la famiglia dei Chissoko, che discende in linea diretta il musicista e virtuoso di korà Seckou Keita, come del resto anche gran parte degli altri componenti del gruppo Jalikunda, che in linguaggio mandingo significa appunto "La casa dei griots" e che comprende Solo Chissoko, patriarca della famiglia, suo fratello Aliou, e il nipote Seckou Keita. Inoltre, gli Jalikunda collaborano volentieri con numerosi musicisti internazionali interessati a condividere rispettosamente la tradizione e la visione musicale della famiglia. Lo strumentario musicale del gruppo include, oltre che l’irrinunciabile korà, il balafon (una sorta di xilofono ligneo i cui suoni sono amplificati da zucche poste al di sotto delle lamelle), diversi tipi di percussioni, tra cui il jembè, e strumenti di accompagnamento di origine occidentale. L’idea ed il progetto alla base del gruppo Jalikunda vennero concepiti pochi anni fa da Solo Chissoko, nel desiderio di riunire i membri dispersi della propria famiglia (a causa della diaspora generata dalle conseguenze del dominio e dello sfruttamento coloniali) per confrontare e condividere attraverso la musica le differenti esperienze esistenziali e musicali che essi avevano sviluppato in luoghi diversi del mondo. Questa prima fase di vita del gruppo, che si è concretizzata negli inverni del 2000 e del 2001 in alcuni tour in Svezia, Norvegia e Senegal, si è poi sviluppata ulteriormente, su iniziativa di Seckou, in Inghilterra, dove nel 2002 il gruppo ha svolto un tour che li ha visti esibirsi al Glatonsbury Festival, al Womad Festival ed al Window of the World Festival. L’aspirazione alla base del progetto musicale degli Jalikunda non è però limitata al desiderio di riunire e condividere le diverse esperienze dei vari membri del gruppo, ma risiede anche nella volontà di diffondere il proprio messaggio di pace attraverso una musica la cui efficacia trova origine non soltanto nel linguaggio tradizionale, ma anche nel suo ampliamento dinamico attraverso nuovi elementi tratti dalla complessa realtà musicale contemporanea. Da questa interessante e profonda esperienza multiculturale di condivisione umana ed artistica è scaturita un’affascinante miscela musicale, composta da una grande varietà di suoni e voci diverse: una fusione di musica tradizionale mandingo con spunti tratti dal jazz e dalle danze, i canti e i ritmi della Casamance, in Senegal. I brani che costituiscono il repertorio di Jalikunda sono composti in gran parte da Seckou Keita, che nella sua carriera di musicista internazionale non ha mai dimenticato l’importanza del suo ruolo di depositario della tradizione e della storia del suo popolo, che egli continua a narrare e commentare attraverso i suoi suoni e i suoi canti. |
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Archivio Storico:- ex Dipartimento di Musica e Spettacolo - Universita' di Bologna