Archivio Storico:- ex Dipartimento di Musica e Spettacolo - Universita' di Bologna Dipartimento di Musica e Spettacolo - La Soffitta 2011
home | presentazione | cinema | danza | musica | teatro | giornata della memoria | informazioni | sala stampa
martedì 15 marzo 2011, h 21 |  Laboratori DMS - Auditorium
Due anniversari e mezzo

ENSEMBLE  CONCORDANZE
Viktoria Borissova 
violino
Alessandro Di Marco 
violino
Marco Polizzi 
violino
Margherita Fanton 
viola
Michele M. Costantini 
viola
Mattia Cipolli 
violoncello
Francesco Greco
  pianoforte
Arianna Rinaldi 
mezzosoprano
Paolo La Valle 
voce recitante



Il berlinese Aribert Reimann, operista acclamato (ha scritto un Lear tratto da Shakespeare), coltiva il genere liederistico sia da pianista sia da compositore. Concepito nel 1996 per il soprano Juliane Banse, il ciclo «...oder soll es Tod bedeuten?» è un omaggio a Felix Mendelssohn nel CL anniversario della morte: Reimann riprende otto Lieder e un frammento di Mendelssohn su versi di Heinrich Heine, li strumenta per quartetto d’archi e vi alterna sei intermezzi composti ex novo. Il titolo si rifà al verso finale del sesto Lied: «La regina degli elfi a cavallo | mi ha fatto cenno: | alludeva al mio nuovo amore | o avrà voluto dire morte?». La speranza e la letizia d’un nuovo amore, espresse nel primo Lied («Leise zieht durch mein Gemüt / Lieve mi passa il cuore»), si mutano via via in ansia e tormento («Der Herbstwind rüttelt die Bäume / Scuote gli alberi il vento d’autunno») e sfociano nell’amaro frammento conclusivo («Warum sind denn die Rosen so blaß? / Perché sono le rose così pallide?»). Se i Lieder, pur nella revisione dell’accompagnamento, preservano il loro tono originario, gli intermezzi ostentano i topoi tipici del linguaggio contemporaneo per gli archi: brevi incisi sul ponticello, frequenti tremoli, trame sovracute in suoni armonici vuoi naturali vuoi artificiali. Nel reinterpretare l’idioma espressivo di Mendelssohn, la condotta armonica e la gestualità ritmica forniscono un commento serrato ai versi di Heine e amplificano il senso d’angoscia sottile che già pervade il rivestimento musicale originario.
Nel catalogo di Gustav Mahler la musica da camera si limita, tolti i Lieder, al Klavierquartett per pianoforte e archi e a pochi altri lavori giovanili. Del quartetto con pianoforte, scritto a sedici anni, è pervenuto il solo primo movimento (apparso a stampa solo nel 1964); nel ’70 sono riemerse 34 battute del successivo Scherzo, poi completato da Alfred Schnittke. L’impianto del Klavierquartett esibisce un’elaborazione tematica semplice ed essenziale. L’attacco del primo tema, «cupo e pieno di sinistri presagi» (La Grange), è affidato a sommesse terzine del pianoforte, che propone al grave la cellula caratterizzante dell’intero brano (La–Fa–Mi): spesso reiterata, in forme via via più distese o più compresse, conserva sempre tratti sinistri e misteriosi. L’intensità e lo spessore strumentale s’ingrossano man mano, fino a culminare in un episodio apocalittico. Una concisa arcata lirica del pianoforte introduce la ripresa dell’imperioso gesto iniziale, stavolta morbido e tenue. Brevi schegge del tema negli archi conducono il brano a una flebile risoluzione.
Paul Hindemith compose il singolare quartetto Minimax per un’esecuzione privata: buttato giù in poche ore tra il 25 e il 26 luglio 1923, nel titolo richiama i diminutivi del principe Maximilian von Fürstenberg e della consorte Wilhelmine, patrocinatori dei neonati “Donaueschinger Musiktage”, il più antico festival dedicato alla musica d’arte contemporanea. Nei brani prevale un tono scanzonato, irriverente, francamente comico. In Armeemarsch 606 l’autore si fa beffe della musica militare, memore di quand’ Il berlinese Aribert Reimann, operista acclamato (ha scritto un Lear tratto da Shakespeare), coltiva il genere liederistico sia da pianista sia da compositore. Concepito nel 1996 per il soprano Juliane Banse, il ciclo «...oder soll es Tod bedeuten?» è un omaggio a Felix Mendelssohn nel CL anniversario della morte: Reimann riprende otto Lieder e un frammento di Mendelssohn su versi di Heinrich Heine, li strumenta per quartetto d’archi e vi alterna sei intermezzi composti ex novo. Il titolo si rifà al verso finale del sesto Lied: «La regina degli elfi a cavallo | mi ha fatto cenno: | alludeva al mio nuovo amore | o avrà voluto dire morte?». La speranza e la letizia d’un nuovo amore, espresse nel primo Lied («Leise zieht durch mein Gemüt / Lieve mi passa il cuore»), si mutano via via in ansia e tormento («Der Herbstwind rüttelt die Bäume / Scuote gli alberi il vento d’autunno») e sfociano nell’amaro frammento conclusivo («Warum sind denn die Rosen so blaß? / Perché sono le rose così pallide?»). Se i Lieder, pur nella revisione dell’accompagnamento, preservano il loro tono originario, gli intermezzi ostentano i topoi tipici del linguaggio contemporaneo per gli archi: brevi incisi sul ponticello, frequenti tremoli, trame sovracute in suoni armonici vuoi naturali vuoi artificiali. Nel reinterpretare l’idioma espressivo di Mendelssohn, la condotta armonica e la gestualità ritmica forniscono un commento serrato ai versi di Heine e amplificano il senso d’angoscia sottile che già pervade il rivestimento musicale originario.
Nel catalogo di Gustav Mahler la musica da camera si limita, tolti i Lieder, al Klavierquartett per pianoforte e archi e a pochi altri lavori giovanili. Del quartetto con pianoforte, scritto a sedici anni, è pervenuto il solo primo movimento (apparso a stampa solo nel 1964); nel ’70 sono riemerse 34 battute del successivo Scherzo, poi completato da Alfred Schnittke. L’impianto del Klavierquartett esibisce un’elaborazione tematica semplice ed essenziale. L’attacco del primo tema, «cupo e pieno di sinistri presagi» (La Grange), è affidato a sommesse terzine del pianoforte, che pcalemboursropone al grave la cellula caratterizzante dell’intero brano (La–Fa–Mi): spesso reiterata, in forme via via più distese o più compresse, conserva sempre tratti sinistri e misteriosi. L’intensità e lo spessore strumentale s’ingrossano man mano, fino a culminare in un episodio apocalittico. Una concisa arcata lirica del pianoforte introduce la ripresa dell’imperioso gesto iniziale, stavolta morbido e tenue. Brevi schegge del tema negli archi conducono il brano a una flebile risoluzione.
Paul Hindemith compose il singolare quartetto Minimax per un’esecuzione privata: buttato giù in poche ore tra il 25 e il 26 luglio 1923, nel titolo richiama i diminutivi del principe Maximilian von Fürstenberg e della consorte Wilhelmine, patrocinatori dei neonati “Donaueschinger Musiktage”, il più antico festival dedicato alla musica d’arte contemporanea. Nei brani prevale un tono scanzonato, irriverente, francamente comico. In Armeemarsch 606 l’autore si fa beffe della musica militare, memore di quand’ era percussionista nella banda dell’esercito durante la prima guerra. Altri pezzi si innestano su divertiti calembours: l’Ouvertüre zu Wasserdichter und Vogelbauer (“Gabinetto e voliera”) fa il verso a quella dell’operetta Dichter und Bauer (“Poeta e contadino”) di Franz von Suppé; il terzo e il quarto brano, Una serata alle sorgenti del Danubio e Dente di leone in riva a un ruscello, scimmiottano i valzer di Strauss. Nel quinto brano i due violini, come fossero ottavini, strimpellano ostinatamente nel registro sovracuto. L’ultimo movimento ritorna allo sberleffo antimilitarista del primo, con una marcia che incespica in repentini cambi di metro. Hindemith non volle pubblicare Minimax, anzi chiese che venisse distrutto insieme con le sue altre composizioni inedite: per fortuna è andata diversamente.
era percussionista nella banda dell’esercito durante la prima guerra. Altri pezzi si innestano su divertiti calembours: l’Ouvertüre zu Wasserdichter und Vogelbauer (“Gabinetto e voliera”) fa il verso a quella dell’operetta Dichter und Bauer (“Poeta e contadino”) di Franz von Suppé; il terzo e il quarto brano, Una serata alle sorgenti del Danubio e Dente di leone in riva a un ruscello, scimmiottano i valzer di Strauss. Nel quinto brano i due violini, come fossero ottavini, strimpellano ostinatamente nel registro sovracuto. L’ultimo movimento ritorna allo sberleffo antimilitarista del primo, con una marcia che incespica in repentini cambi di metro. Hindemith non volle pubblicare Minimax, anzi chiese che venisse distrutto insieme con le sue altre composizioni inedite: per fortuna è andata diversamente.


Alessandro Anatrini
Laurea specialistica in Discipline della Musica

coordinamento e redazione
Nicola Badolato



Felix Mendelssohn-Bartholdy  (1809-1847)
Aribert Reimann  (1936)


«...oder soll es Tod bedeuten?»
otto Lieder e un frammento su versi di Heinrich Heine
con sei Intermezzi, per soprano e quartetto d’archi


Andante
Intermezzo I
Presto
Intermezzo II
Andantino
Intermezzo III
Andante tranquillo
Intermezzo IV
Adagio non troppo – Presto – Adagio non troppo
Intermezzo V
Allegro
Andante tranquillo
Intermezzo VI
Andante

















Gustav Mahler  (1860-1911)

Klavierquartett
in La minore
Nicht zu schnell



Paul Hindemith  (1895-1963)

Minimax - “Repertorium für Militärorchester”
per quartetto d’archi

Armeemarsch 606 (“Der Hohenfürstenberger”)
Ouverture “Wasserdichter und Vogelbauer”
Ein Abend an der Donauquelle
Löwenzähnchen an Baches Rand (valzer da concerto)
Die beiden lustigen Mistfinken
Alte Karbonaden (marcia)









Concordanze è un’associazione, un ensemble, un punto d’incontro per coloro che vogliono creare un futuro per la musica d’arte mettendo al centro dell’attenzione la voglia di sperimentare, il diritto alla cultura e la funzione sociale della musica. Nasce dall’unione di musicisti e musiciste che operano in tre importanti istituzioni musicali bolognesi: il Teatro Comunale, il Dipartimento di Musica e Spettacolo e il Conservatorio “G. B. Martini”. Assieme vogliamo suonare, immaginarci concerti diversi e realizzarli, ma anche far sì che la musica svolga il proprio ruolo nella società in cui viviamo. Vogliamo costruire qualcosa dal basso, a partire dalle persone che realmente animano queste istituzioni. Crediamo che la musica debba confrontarsi con la società che la circonda, che la possa cambiare e migliorare. Siamo convinti che a tutti e a tutte spetti il diritto di ascoltare musica “classica” di grande valore artistico ed emozionale, suonata al miglior livello artistico possibile. Da due anni Concordanze crea e offre concerti gratuiti aperti a ogni fascia d’età, ma soprattutto porta la musica a strati della cittadinanza che normalmente non hanno accesso alla cultura. Le istituzioni con cui abbiamo instaurato una collaborazione e in cui portiamo la nostra musica sono il Carcere di Bologna, il C.I.E. di Bologna, l'Ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia, le scuole d’italiano per migranti della rete SIM della provincia di Bologna, le comunità psichiatriche della Romagna, fra cui la Cooperativa Sadurano Salus. Concordanze pratica inoltre una trasmissione di saperi e conoscenze non gerarchizzata: le prove e i concerti, eseguiti fianco a fianco da studenti e professionisti, sono un’occasione per far sì che le conoscenze vengano trasmesse da chi ha più esperienza e già lavora in una realtà professionale a chi è agli inizi della carriera. Ci si confronta da pari a pari, facendo musica assieme, senza la tradizionale gerarchia alunno/insegnante. Abbiamo inoltre partecipato a importanti eventi del Comune e dell'Università di Bologna, come ad esempio “Bologna per Sanguineti” nel giugno 2010. Sono al second’anno le stagioni di concerti nell'atelier della produzione indipendente “Bartleby” e nel Circolo culturale “Pavese”: entrambe le stagioni sono gratuite, frequentate da centinaia di persone di ogni tipo, dai giovani ai cultori della musica classica ai migranti. Dalle Sequenze di Berio, passando per prime esecuzioni di giovani compositori operanti a Bologna, fino a Mozart e Haydn, la nostra musica ha entusiasmato e commosso, dimostrando che non esistono brani troppo difficili e che la classica tutto è fuorché un genere elitario. Per la stagione 2011 Concordanze ha in programma concerti nelle rassegne dell’Istituto di Cultura germanica e una collaborazione con Michele Mariotti, direttore stabile del Teatro Comunale di Bologna, e con lo scrittore Ermanno Cavazzoni.






ingresso gratuito  posti limitati
info: tel. 051 2092411





 
  Dipartimento di Musica e Spettacolo  
Archivio Storico:- ex Dipartimento di Musica e Spettacolo - Universita' di Bologna