Archivio Storico:- ex Dipartimento di Musica e Spettacolo - Universita' di Bologna Dipartimento di Musica e Spettacolo - La Soffitta 2006

LA SOFFITTA - Centro di promozione teatrale


LA SOFFITTA 2006
MUSICA
17 gennaio - 27 maggio

17 gennaio - 27 maggio

CONCERTI

sabato 27 maggio
Aula absidale
(via de’ Chiari 25a)
ore 21

ingresso gratuito

I Solisti dell’Orchestra Mozart

Jacques Zoon flauto
Lorenza Borrani violino
Danusha Waskiewicz viola
                    (Beethoven)

Lorenza Borrani, Étienne Abelin violini
Danusha Waskiewicz, Massimo Piva viole
Iseut Chuat violoncello
                    (Mendelssohn)

Lorenza Borrani violino
Danusha Waskiewicz viola
Enrico Bronzi violoncello
Andreas Wylezol contrabbasso

con la partecipazione di
Bruno Canino pianoforte
                    (Schubert)

 

Ludwig van Beethoven (1770 - 1827)


Serenata per flauto,violino e viola
in Re maggiore, op. 25

Entrata: Allegro
Tempo ordinario d’un Menuetto
Allegro molto
Andante con variazioni
Allegro scherzando e vivace
Adagio
Allegro vivace e disinvolto

Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809 - 1847)

Quintetto per archi n. 2
in Si bemolle maggiore op. 87

Allegro vivace
Andante scherzando
Adagio e lento
Allegro molto vivace

 

Franz Schubert (1797 - 1828)


Quintetto per pianoforte e archi
in La maggiore D. 667 “La trota”

Allegro vivace
Andante
Scherzo: Presto
Tema e variazioni: Andantino – Allegretto
Finale: Allegro giusto





Nata da un´idea di Carlo Maria Badini, l´ORCHESTRA MOZART gode dell´apporto determinante della Fondazione della Cassa di Risparmio in Bologna, presieduta da Fabio Roversi Monaco. Claudio Abbado, al quale è affidata la Direzione artistica dell’Orchestra, ne ha delineato il profilo, invitando alcuni strumentisti e complessi cameristici di rilievo internazionale (Giuliano Carmignola, Daniel Gaede, Danusha Waskiewicz, Enrico Bronzi, Mario Brunello, Alois Posch, Jacques Zoon, Andrea Oliva, Alessandro Carbonare, Alessio Allegrini, il Trio di Parma), nel ruolo sia di prime parti sia di docenti dei musicisti più giovani. L´Orchestra è costituita da una quarantina di elementi tra i 18 e i 26 anni, ventuno dei quali (tutti italiani) hanno beneficiato nel 2005 di una borsa di studio del Fondo sociale europeo e della Regione Emilia Romagna per l´Alta formazione professionale. A loro si aggiungono una quindicina di musicisti provenienti da tutt´Europa (Francia, Spagna, Austria, Germania, Olanda, Ungheria, Norvegia e Finlandia). Il carattere e lo spirito dell´Orchestra Mozart la rendono unica nel panorama italiano. Essa vive della gioia del piccolo gruppo che si ritrova da molti paesi del mondo per il piacere di suonare insieme, nel più intimo spirito dell´ensemble cameristico, elastico e variabile, in cui gli elementi si alternano in varie formazioni, dal trio all´ottetto al gruppo da camera all´ensemble mozartiano. Le collaborazioni con le più importanti realtà musicali (Teatro Comunale, Bologna Festival, Musica Insieme) si inquadrano in un´ottica di inserimento e promozione attiva nella città di Bologna e in provincia. Concerti speciali sono poi riservati alle scuole, al Conservatorio di Musica, alle istituzioni culturali e a realtà quali la Caritas, l´Istituto Penale Minorile e la Casa Circondariale. La collaborazione col Dipartimento di Musica e Spettacolo dell´Università va oltre la sala da concerto, per coinvolgere studenti, dottorandi e ricercatori nella redazione delle note musicologiche per i programmi di sala. La dedica a Mozart si lega a un grande progetto internazionale, European Mozart Ways, promosso in occasione del 250° anniversario della nascita del Salisburghese. Il progetto comprende una serie di manifestazioni, realizzate nelle città europee che nella sua biografia ebbero un’incidenza speciale. Fra queste – con Salisburgo, Vienna, Praga, Milano, Londra – Bologna è in primo piano, grazie anche alla tradizione che l´Accademia Filarmonica ha sempre coltivato come sede di concerti nella sua illustre Sala Mozart.

Bruno Canino, nato a Napoli, ha studiato pianoforte e composizione al Conservatorio di Milano, dove ha poi assunto la cattedra di Pianoforte principale. Come solista e pianista da camera si è esibito nelle principali sale da concerto e festivals europei, in America, Australia, Giappone e Cina. Da 50 anni suona in duo pianistico con Antonio Ballista e da quasi 30 fa parte del Trio di Milano. Collabora inoltre con illustri strumentisti come Salvatore Accardo, Tom Harrell, Uto Ughi, Viktoria Mullova, Itzhak Perlman. È stato direttore artistico della società di concerti Giovine Orchestra Genovese, della stagione autunnale del Campus internazionale di Musica di Latina e della Sezione Musica della Biennale di Venezia nel 1998. Si è dedicato alla musica contemporanea, lavorando con Pierre Boulez, Luciano Berio, Karlheinz Stockhausen, György Ligeti, Bruno Maderna, Luigi Nono, Sylvano Bussotti e molti altri, di cui spesso ha eseguito opere in prima esecuzione. Fra le numerose incisioni discografiche vi sono le Variazioni Goldberg di Bach e l’integrale pianistica di Alfredo Casella e di Claude Debussy. Tiene un corso di perfezionamento per pianoforte e musica da camera del Novecento al Conservatorio di Berna. Nel 1997 l’editore Passigli ha pubblicato il suo Vademecum del pianista da camera.

 

 



Il primo decennio di Ludwig van Beethoven a Vienna, la città dove il compositore si era trasferito da Bonn nel 1792, fu segnato da una lunga serie di successi professionali: dapprima stimato come pianista virtuoso, Beethoven si fece presto apprezzare anche come compositore, guadagnandosi l’accesso ai salotti delle fami-glie più in vista con opere come la Serenata op. 8, i Trii per archi op. 9 e il Settimino op. 20. Beethoven scrisse nume-rosi brani per strumenti a fiato in diverse combinazioni. La Serenata per flauto, violino e viola in Re maggiore op. 25 fu composta tra il 1795 e il 1796 e pubblicata nel 1802. L’organico insolito – manca un vero e proprio strumento basso – fa sì che la tessitura si protenda verso l’acuto. La libera struttura, articolata in sette movimenti, e il carattere leggero e spontaneo accostano l’op. 25 al divertimento settecentesco. L’Entrata, avviata dal flauto saltellante sulle note dell'accordo spezzato di Re maggiore, rievoca, nell’andamento baldanzoso, la marcia che accompagnava l’ingresso dei suonatori nei divertimenti antichi. Al Minuetto con due Trii – il primo dei quali per soli archi – seguono un ameno Allegro molto e un tranquillo Andante con variazioni, la cui melodia fu in un secondo momento pubblicata autono-mamente come brano vocale. Il movimento successivo si sviluppa su un ritmo puntato che, dopo la parentesi dell’Adagio, sfocia nel travolgente finale. Della Serenata esiste una seconda versione per flauto e pianoforte, interamente desunta dalla precedente, pubblicata nel 1803.
Nel gennaio 1844, Ferdinand David, Konzertmeister nell’orchestra del Gewandhaus di Lipsia e fulgido violinista, istigava Mendelssohn a scrivere «un nuovo Quintetto» che seguisse all’Op. 18, composta da Mendelssohn diciott’anni prima. L’anno seguente vide la luce il Quintetto per archi n. 2 in Si bemolle maggiore op. 87. Ignaz Moscheles, che giudicava il Quintetto pervaso da un’energia altrimenti rara in Mendelssohn, ci testimonia che l’autore fu talmente insoddisfatto della nuova opera – soprattutto nel finale – da non essersi mai deciso a pubblicarla: la prima edizione uscì dunque postuma nel 1850. Nella comparazione tra la partitura edita e il manoscritto originale si intuisce che Mendelssohn aveva cercato di bat-tere vie nuove, ma che, pur con ampi ritocchi e rifacimenti, non riuscì a realizzare appieno il proprio intento. Il brano è ricco di citazioni da modelli passati ma anche da proprie composizioni: nel primo movimento emerge con evidenza l’eco dell’esuberante tema dell’Ottetto giovanile; nel secondo si ritrovano spunti della Sonata op. 45 per violoncello e pianoforte, mentre l’Adagio e lento guarda al Beethoven del Quartetto op. 59 n. 1 (anticipando in ogni caso il brano analogo del Quintetto in Sol maggiore di Brahms).
Il Quintetto per pianoforte e archi in La maggiore D. 667 “La trota” è oggi molto più famoso di quanto non fosse all’epoca dell’autore. Com’è noto, il nome di Franz Schubert in vita fu associato essenzialmente ai Lieder, composizioni per canto e pianoforte in cui egli eccelse sin dalla prima giovinezza. A questa specialità schubertiana si riallaccia il Quintetto, che venne pubblicato solo nel 1829, un anno dopo la morte del compositore. Sulle origini dell’opera D. 667 ci dà notizie circostanziate una testimonianza del 1858 di Albert Stadler, amico di Schubert: nel 1819 – l’anno di probabile stesura del Quintetto – il compositore si sarebbe recato, con l’amico e cantante Johann Michael Vogl nella città di Steyr. Qui conobbe Sylvester Paumgartner, un violoncellista dilettante che soleva allestire in casa propria delle serate musicali. Entusiasta del Lied schubertiano Die Forelle (La trota, 1817), Paumgartner chiese al compositore di scriverne delle variazioni, che diventeranno il quarto movimento del Quintetto. Il complesso strumentale invero singolare fu anch’esso suggerito dal committente sull’esempio di un Quintetto di J. N. Hummel: al pianoforte non si affiancano gli strumenti del quartetto d’archi (due violini, viola e violoncello), ma violino, viola, violoncello e contrabbasso. Una curiosa peculiarità della “Trota” è il trattamento monofonico del pianoforte: la mano destra e la sinistra eseguono assai spesso all’ottava una sola melodia, priva quindi del tessuto accordale così tipico della scrittura pianistica.

Nicola Badolato e Anna Scalfaro
Dottorato di ricerca in Musicologia e Beni musicali

 


Dipartimento di Musica e Spettacolo
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