Archivio Storico:- ex Dipartimento di Musica e Spettacolo - Universita' di Bologna Dipartimento di Musica e Spettacolo - La Soffitta 2006

LA SOFFITTA - Centro di promozione teatrale


LA SOFFITTA 2006
MUSICA
17 gennaio - 27 maggio

17 gennaio - 27 maggio

CONCERTI

mercoledì 8 marzo
Aula absidale
(via de’ Chiari 25a)
ore 21

ingresso gratuito

I Solisti dell’Orchestra Mozart

Gregory Ahss, violino
Miriam Caldarini, clarinetto
Iseut Chuat, violoncello
Simone Jandl, viola
Diemut Poppen, viola
Yunna Shevchenko, violino

Trio Rosamunde
Ben Sayevich, violino
Daniel Veis, violoncello
Martino Tirimo, pianoforte

 

Wolfgang Amadé Mozart (1756 – 1791)


Trio in Mi bemolle maggiore K. 498

per clarinetto, viola e pianoforte

Andante
Menuetto
Rondò

Quintetto in Sol minore K. 516
per due violini, due viole e violoncello

Allegro
Menuetto
Adagio ma non troppo
Adagio – Allegro

 

Antonín Dvořák (1841 – 1904)


Quartetto in Mi bemolle maggiore op. 87

per pianoforte, violino, viola e violoncello

Allegro con fuoco
Lento
Allegro moderato grazioso
Finale: Allegro ma non troppo




Nata da un´idea di Carlo Maria Badini, l´ORCHESTRA MOZART gode dell´apporto determinante della Fondazione della Cassa di Risparmio in Bologna, presieduta da Fabio Roversi Monaco. Claudio Abbado, al quale è affidata la Direzione artistica della nuova orchestra, ne ha delineato il profilo, invitando alcuni strumentisti e complessi cameristici di rilievo internazionale (Giuliano Carmignola, Daniel Gaede, Danusha Waskiewicz, Enrico Bronzi, Mario Brunello, Alois Posch, Jacques Zoon, Andrea Oliva, Alessandro Carbonare, Alessio Allegrini, il Trio di Parma), nel ruolo sia di prime parti sia di docenti dei musicisti più giovani. L´orchestra è costituita da una quarantina di elementi tra i 18 e i 26 anni, ventuno dei quali (tutti italiani) hanno beneficiato nel 2005 di una borsa di studio del Fondo Sociale Europeo e della Regione Emilia Romagna per l´Alta formazione professionale. A loro si aggiungono una quindicina di musicisti provenienti da tutt´Europa (Francia, Spagna, Austria, Germania, Olanda, Ungheria, Norvegia e Finlandia). Il carattere e lo spirito dell´Orchestra Mozart la rendono unica nel panorama italiano. Essa vive della gioia del piccolo gruppo che si ritrova da tutte le parti del mondo per il piacere di suonare insieme, nel più intimo spirito dell´ensemble cameristico, elastico e variabile, in cui gli elementi si alternano in varie formazioni, dal trio all´ottetto al gruppo da camera all´ensemble mozartiano. Le collaborazioni con le più importanti realtà musicali (Teatro Comunale, Bologna Festival e Musica Insieme) si inquadrano in un´ottica di inserimento e promozione attiva nella città di Bologna e in provincia. Concerti speciali sono poi riservati alle scuole, al Conservatorio di Musica, alle istituzioni culturali e a realtà quali la Caritas, l´Istituto Penale Minorile e la Casa Circondariale. La collaborazione col Dipartimento di Musica e Spettacolo dell´Università va oltre la sala da concerto, per coinvolgere studenti, dottorandi e ricercatori nella redazione delle note musicologiche per i programmi di sala. La dedica a Mozart si lega a un grande progetto internazionale, European Mozart Ways, promosso in occasione del 250° anniversario della nascita del Salisburghese. Il progetto comprende una serie di manifestazioni, realizzate nelle città europee che con lui ebbero rapporti speciali. Fra queste – con Salisburgo, Vienna, Praga, Milano, Londra – Bologna è in primo piano, grazie anche alla tradizione che l´Accademia Filarmonica ha sempre coltivato come sede di concerti nella sua illustre Sala Mozart.

Dopo una brillante carriera di solisti, Martino Tirimo, Ben Sayevich e Daniel Veis costituiscono nel 2002 il TRIO ROSAMUNDE, che viene subito ingaggiato per concerti in USA, Germania, Slovenia, Cipro, Irlanda ed Inghilterra. Osannato da importanti riviste musicali inglesi, il Trio è stato già quattro volte in tournée in Gran Bretagna. Di recente ha inciso l´integrale dei trii con pianoforte di Čajkovskij e Šostakovič.

 



Il Trio K. 498, detto Kegelstatt-Trio (dei Birilli) perché si dice che sia stato scritto durante una partita a birilli, risale al 1786, ovvero al terzo e ultimo periodo in cui si suole suddividere l’attività di Mozart. Offerto in omaggio all’allieva Franziska von Jacquin, il Trio deve il suo carattere sereno, fluido e cantabile all’impiego di un materiale tematico che smussa i contrasti drammatici. L’aura giocosa, tipica anche degli altri trii di Mozart, deriva dall’ambiente familiare cui era destinata l’esecuzione. La cellula motivica iniziale, esposta dal pianoforte e subito dopo dal clarinetto, pervade l’intero primo movimento, un Andante in forma-sonata dove l’esposizione e la ripresa preponderano nettamente sullo sviluppo centrale. Nell’amabile e un po’ melanconico Menuetto, i tre strumenti dialogano scambiandosi i temi principali e alternandosi in un gioco di richiami e rispondenze. Nell’ameno Rondò finale spicca, come elemento di contrasto, l’assolo in Do minore della viola.
Nel 1787, tornato a Vienna dopo un breve periodo trascorso a Praga, Mozart tra la primavera e l’estate scrisse molta musica strumentale, tra cui due quintetti per archi: il K. 515 in Do maggiore e il più famoso K. 516 in Sol minore. Diversamente da Boccherini e Schubert, che nei loro quintetti per archi aggiungono alla formazione quartettistica un secondo violoncello, Mozart optò per una seconda viola (strumento che egli stesso praticava). Nel Quintetto K. 516 il linguaggio espressivo, quanto mai lontano dalla spensieratezza del Trio K. 498, si fa drammatico e appassionato, e anticipa il tono corrusco della Sinfonia K. 550, anch’essa in Sol minore, del 1788. Al dialogo serrato degli strumenti nel primo movimento, un Allegro in forma-sonata, segue un Menuetto di forte e insolito pathos: nella prima sezione, ricca di contrasti dinamici, risalta in particolar modo un accordo di settima diminuita, strappato da tutti gli strumenti in forte sul terzo quarto della battuta, ossia in contrattempo. Il passaggio alla tonalità di Mi bemolle maggiore nell’Adagio ma non troppo non dissipa il carattere dolente, anzi lo accentua. Il canto diviene intimo e sofferto neIl’Adagio che, con un assolo del violino primo, introduce l’ultimo tempo: dopo l’ultima croma sospesa su una pausa carica d’inquietudine, scatta il tema gaio e vitale del rondò conclusivo (Allegro in Sol maggiore).
Nel 1889, anno di composizione del Quartetto in Mi bemolle maggiore per pianoforte e archi, Antonín Dvořák è ormai divenuto una celebrità. La musica da camera, a cui si è dedicato sempre con costanza, occupa una posizione rilevante nella sua produzione. Il Quartetto gli era stato commissionato nel 1885 dall’editore Simrock, che sperava di replicare il successo ottenuto con la pubblicazione delle Danze slave, ma Dvořák, assorto nel completamento di altre opere, ne cominciò la stesura solo quattro anni dopo. In questo lavoro si giunge ad una sintesi – ed è una costante dell’autore – tra elementi della tradizione folklorica slava e moduli linguistici e formali di tradizione europea tardoromantica. Ciò è evidente fin dal primo movimento, Allegro con fuoco, in cui su armonie d’impronta brahmsiana si inseriscono moduli ritmici, evocanti, nelle continue trasformazioni cui sono sottoposti, stilemi propri dell’idioma popolare. Il Largo ha una struttura formale piuttosto semplice, con cinque sezioni e cinque temi, il primo e il terzo dei quali tra loro affini. I temi si alternano creando atmosfere diverse e si ripresentano, leggermente variati, in una sintesi finale. Nel terzo movimento gli accenni al folklore divengono più frequenti; la ripresa del tema iniziale, affidato al registro acuto del pianoforte, ricrea le sonorità del cimbalom, uno strumento a corde percosse di origine ungherese. Nel Finale, dalle movenze gitane, si accostano nuovamente molti temi diversi, fra cui uno in Si maggiore eseguito nel registro sovracuto della viola, che in questo Quartetto ha un ruolo da protagonista.

Anna Scalfaro
Dottorato di ricerca in Musicologia e Beni musicali

 


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