Archivio Storico:- ex Dipartimento di Musica e Spettacolo - Universita' di Bologna Dipartimento di Musica e Spettacolo - La Soffitta 2006

LA SOFFITTA - Centro di promozione teatrale


LA SOFFITTA 2006
MUSICA
17 gennaio - 27 maggio

17 gennaio - 27 maggio

CONCERTI

martedì 21 marzo
Aula absidale (via de' Chiari 25 a )
ore 21


ingresso gratuito

ACROBATICO, LANGUIDO, FOCOSO



Giovanni Polo clarinetto
Rina Cellini pianoforte



 

Paul Hindemith (1895 - 1963)

Sonata in Si bemolle

Mäßig bewegt
Lebhaft
Sehr langsam
Kleines Rondo. Gemächlich

 

Witold Lutosławski (1913 - 1994)

Preludi danzanti

Allegro molto
Andantino
Allegro giocoso
Andante
Allegro molto

 

Alban Berg (1885 - 1935)

Vier Stücke op. 5

Mäßig
Sehr langsam
Sehr rasch
Langsam

 

Krzysztof Penderecki (1933)

Tre miniature

Allegro
Andante cantabile
Allegro ma non troppo

 

Carl Maria von Weber (1786 - 1826)

Gran Duo concertante op. 48

Allegro con fuoco
Andante con moto
Rondò. Allegro

Giovanni Polo si è diplomato al Conservatorio “Frescobaldi” di Ferrara col massimo dei voti. Si è quindi perfezionato in musica da camera nella Scuola di musica di Fiesole e in clarinetto nell’Accademia Musicale Chigiana, sotto la guida di Giuseppe Garbarino. Nel 1989 è stato ammesso alla Scuola di alto perfezionamento musicale di Saluzzo, dove ha studiato con Thomas Friedli, Walter Boykens, Maurice Bourgue e Roger Birstingl. Ha collaborato con i Filarmonici di Torino e con l’Orchestra Internazionale d’Italia, e nel 1998 è stato primo clarinetto della Camerata Virtuosi di New York. Vincitore di vari concorsi in duo ed in altre formazioni, svolge un’intensa attività concertistica in Italia e all’estero. Ha inciso per le case discografiche Voce del padrone, Auvidis e Polydor. Come primo clarinetto dell’Orchestra Città di Ferrara si è esibito con direttori e solisti del calibro di William Conway, Douglas Boyd, Paul Mater, Daniele Damiano, Michel Dalberto, Lu Jia, Michael Halasz, Enrique Mazzola, Giuseppe Grazioli, Rudolf Buchbinder, Yoam David, Pedro Alcade, Gerge Schmöe, György Rath, Lothar Königs, Jonathan Webb, Jean-Bernard Pommier, Diego Fasolis, Christoph Müller.

Rina Cellini ha studiato al Conservatorio “Marcello” di Venezia nelle classi dei maestri Sergio Lorenzi, Luisa Baccara e infine Gino Gorini, con cui si è brillantemente diplomata. Ha tenuto concerti in Italia e all’estero come solista, in duo pianistico, in varie formazioni cameristiche e in orchestra. Il suo vasto repertorio spazia dalla musica rinascimentale a quella classico-romantica. Ha inciso per la casa discografica Bongiovanni di Bologna ed ha effettuato registrazioni per la RAI TV, Radio Vaticana, la TV di Monaco di Baviera e per diverse televisioni private. È titolare della cattedra di Pianoforte principale al Conservatorio “Frescobaldi” di Ferrara. Nel 1985 l’Accademia filarmonica di Bologna l’ha nominata accademica “per chiara rinomanza nel campo dell’Arte musicale concertistica”. È diplomata anche in canto.

 


Il timbro caldo e fluido del clarinetto, che nell’Otto e Novecento ha affascinato generazioni di compositori, si presta a molti tipi di espressione: può assumere un tono imperioso, come nell’Allegro con fuoco di Weber, un piglio gaio, come nell’Allegro giocoso di Lutosławski, o una voce suadente, come nel Sehr langsam di Berg.
Carl Maria von Weber mostrò una predilezione per gli strumenti a fiato, in particolare per il clarinetto, sia nell’abbondante produzione cameristica a essi dedicata, sia nei molti assoli affidati ai fiati nelle opere teatrali – si pensi alla drammatica sortita del clarinetto nell’ouverture del Franco cacciatore (1820). Il Gran Duo concertante op. 48 del 1816, anno in cui Weber assunse la direzione dello Hoftheater di Dresda, fu subito eseguito, in varie città, dall’amico clarinettista Heinrich Bärmann e, al pianoforte, dallo stesso compositore. Il lavoro, come suggerisce il titolo, dà sfoggio di virtuosismo, ma i valori tecnici si amalgamano a quelli più squisitamente melodici attraverso un’ampia tavolozza espressiva. Gli arpeggi, le scale e le fioriture, eseguite da entrambi gli strumenti, conferiscono ai movimenti estremi un’eccitazione gioiosa che, nel più tranquillo Andante con moto, si smorza in un languore nostalgico.
I Vier Stücke (Quattro pezzi) op. 5 di Alban Berg del 1913, dedicati al maestro Arnold Schönberg, sono molto brevi e rispondono al gusto per l’epigramma e l’aforisma che accomunò le avanguardie musicali e letterarie viennesi intorno agli anni Dieci. Eseguiti per la prima volta nel 1919 a Vienna, per Theodor W. Adorno i quattro pezzi sarebbero quasi i movimenti di una «Sonata in miniatura»: Allegro, Lento, Scherzo, Finale (quest’ultimo in forma di rondò). La scrittura si basa in prevalenza su armonie di quarta ed è, come altre composizioni del periodo, atonale: non prevede cioè il rapporto gerarchico tra i suoni stabilito nella tonalità. I violenti contrasti dinamici e l’uso del frullato (un particolare effetto sonoro, simile al tremolo, prodotto da alcuni strumenti a fiato) producono un clima allucinato, a tratti visionario, tipico di questa fase espressionista delle avanguardie musicali
Nel 1939 Paul Hindemith nel trattato Unterweisung im Tonsatz (Ammaestramento alla composizione) sposa le ragioni di un classicismo restauratore, sostenendo la necessità “naturale”, nella composizione, di un centro tonale verso cui convergano tutti i suoni. Nella Sonata per clarinetto e pianoforte dello stesso anno il desiderio di un “ritorno all’antico” è palese non solo nell’impianto formale classico, Allegro, Scherzo, Adagio, Finale, ma anche nella fattura semplice e ordinata dei temi, o nell’impiego di procedimenti contrappuntistici di ascendenza bachiana. L’aura di classica compostezza dell’Allegro si tinge di una straniante modernità nel motivo per quarte ascendenti (un’elaborazione dell’inciso melodico iniziale), simile al tema principale di una delle composizioni che avevano introdotto la “moderna” fase atonale di Schönberg: la Kammersimphonie op. 9 del 1906. Nell’Adagio, in Fa minore, il canto s’impregna di una struggente nostalgia, che pare idealmente rivolta a un passato irrecuperabile.
Nei Preludi danzanti del 1954 Witold Lutosławski s’ispira al folklore della sua terra, la Polonia, sulla scia dell’interesse etnomusicologico che, a partire dalle ricerche degli ungheresi Béla Bártok e Zoltán Kodály, aveva caratterizzato l’Est europeo tra la fine del secolo XIX e la prima metà del XX. L’atmosfera della musica tradizionale slava è tenuta viva dall’impiego di motivi costituiti da piccoli intervalli, dal continuo cambio di metro e dalla presenza di lunghi “ostinati”. Nei pezzi 1, 3 e 5, inoltre, Lutosławski sovrappone metri differenti al fine di rappresentare l’indivisibilità del numero dispari.
Negli anni ’50 Krzysztof Penderecki studia composizione all’Accademia nazionale di musica di Cracovia. Le Tre miniature del 1956 sono dedicate al maestro di clarinetto dell’Istituto: Wladysław Kosieradzski. Il ritmo e l’armonia, in particolare la preferenza per i salti di settima, rivelano nel giovane compositore influenze bártokiane. Uno spensierato Allegro e un energico Allegro ma non troppo incastonano la vena melodica soffusa di mistero d’un breve Andante cantabile.


Claudio Silvestrelli
studente DAMS

coordinamento e redazione di
Anna Scalfaro

 


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