Archivio Storico:- ex Dipartimento di Musica e Spettacolo - Universita' di Bologna LA SOFFITTA - Centro di Promozione Teatrale

la soffitta
Centro di promozione teatrale

STAGIONE 2001 - le linee della scena
cinema

 

25 aprile - 11 maggio 2001

IL DELIRIO DI UNA MACCHINA

OMAGGIO A JEAN EPSTEIN
Seconda parte

a cura di Laura Vichi

Nell’ambito delle iniziative promosse dal Centro di Promozione Teatrale La Soffitta dell’Università di Bologna e in collaborazione con la Cineteca del Comune di Bologna e la Cinémathèque Française continua la retrospettiva dedicata al grande teorico e cineasta francese Jean Epstein (1897-1953). Le proiezioni si terranno presso il Cinema Lumière (via Pietralata 55a) dal 22 aprile al 10 maggio.

40 anni prima dei "giovani turchi" della Nouvelle Vague, Jean Epstein è stato prima di tutto un cinefilo, che ha teorizzato la sua passione prima di passare alla pratica: nel 1921, dopo la pubblicazione di Bonjour cinéma, diviene l’assistente di Louis Delluc e si lega al gruppo dell’avanguardia francese. Cinque anni dopo prenderà a sua volta come assistente un giovane molto promettente e allora sconosciuto, Luis Buñuel.

Con l’aiuto di Jean Benoit-Lévy, Epstein apre la sua carriera con Pasteur, un documentario per la Pathé, la quale è entusiasta e gli offre subito un contratto decennale (che il cineasta scioglierà). Nascono così Cœur fidèle, L’auberge rouge, La Belle Nivernaise, con cui conquista il favore degli intellettuali e del pubblico giovanile per il suo stile elegante, basato sullo studio del ritmo del montaggio e sulla mobilità della mdp.

Omaggio a Jean Epstein. Seconda parte prosegue la rassegna dedicata al maestro francese nella primavera 2000, partendo proprio dalla fine di questa prima importante esperienza presso Pathé.

Epstein passa alla Albatros, la casa di produzione di Alexadr Kamenka attorno a cui si erano raccolti attori e registi emigrati dalla Russia, tra i quali il grande attore Ivan Mosjoukine. L’Affiche (1924), la cui sceneggiatura fu scritta da Marie Epstein, è uno dei primi film realizzati con la nuova produzione e ruota attorno al "simbolismo degli oggetti" (P. Leprohon). Seguono Les aventures de Robert Macaire (1925), originariamente suddiviso in cinque episodi come un vero serial dai toni melodrammatici in cui è tuttavia in primo piano anche la poesia della natura, e Le double amour (1925), film "impressionista" che traduce in immagini i sentimenti e le sensazioni dei protagonisti.

Sebbene la Albatros ci fornisca oggi (soprattutto dopo i restauri eseguiti dalla Cinémathèque Française) interessantissimi materiali di studio, allora essa era caratterizzata da una struttura fortemente commerciale, da cui il giovane Epstein si sentì fortemente limitato. Prese allora la via dell’indipendenza fondando Les Films Jean Epstein, tentativo che si rivelerà fallimentare, ma che segna un periodo di grande fecondità artistica, basti pensare a La chute de la maison Usher (1928). Il primo film di questa nuova iniziativa è Mauprat (1926), tratto dal romanzo omonimo di George Sand, che aveva conquistato il regista con il suo fascino romantico, seguito da Six et demi onze (1927), considerato il secondo elemento del dittico formato insieme a La glace à trois faces (1927) per la loro natura di "saggi" sull’immagine cinematografica (il titolo originario di Six et demi onze era più eloquente a questo proposito: Un kodak).

Dopo il fallimento commerciale di Les Films Jean Epstein, i film del cineasta francese vengono prodotti da ditte diverse. In questo periodo ha inizio anche il "ciclo bretone", un insieme di film di ambientazione bretone e dalla forte valenza documentaria che accompagneranno il regista per vent’anni, fino al termine della sua carriera. Tuttavia, tra un viaggio in Bretagna e l’altro, Epstein prosegue la sua incessante ricerca di nuovi modi espressivi, realizzando film di vario tipo. Questa nuova fase ha inizio però con un film che sancisce nostalgicamente la conclusione del cinema muto, Sa tête (1929), "un addio al fascino di un’arte condannata" (Leprohon).

L’avvento del sonoro rappresenta un’occasione unica per lo spirito di sperimentazione del cineasta, che nel 1930-31 realizza Mor-Vran. La mer des corbeaux e una serie di "canzoni filmate" (La chanson des peupliers, Les berceaux, La villanelle des rubans, Le vieux chaland) che traducono l’interesse del regista per la natura e la sua volontà di non tornare a girare in studio rischiando di fare del "teatro filmato" (che egli deplora nei suoi scritti) anche a causa dell’ingombro delle apparecchiature del cinema sonoro.

Dagli anni Trenta in poi nella filmografia epsteiniana troviamo un rinnovato interesse del regista per il cinema documentario, dal film sulla vita di un cinegiornale (La vie d’un grand journal, 1934) ai film per le grandi esposizioni tipiche dell’epoca (La Bretagne, La Bourgogne, 1936), ai film prodotti da Benoit-Lévy (Vive la vie, 1937; Les Batisseurs, Eau vive, 1938; ecc.).

Questo nuovo Omaggio a Jean Epstein, oltre ad essere la logica continuazione della rassegna dello scorso anno, ha l’obiettivo di mettere in luce la variegatezza del cinema di Jean Epstein, una personalità intellettualmente irrequieta che ha attraversato generi e mode del cinema a lui contemporaneo, sia attraverso una produzione filmica estremamente ricca e orientata verso soluzioni stilistiche, tematiche e iconografiche sempre diverse, sia attraverso la riflessione teorica, portata avanti fino alla fine, proprio a conferma della ricerca instancabile, e forse non appagata fino in fondo, del cineasta francese.

Laura Vichi


ritorno alla pagina precedente

Archivio Storico:- ex Dipartimento di Musica e Spettacolo - Universita' di Bologna