Archivio Storico:- ex Dipartimento di Musica e Spettacolo - Universita' di Bologna LA SOFFITTA - Centro di Promozione Teatrale

la soffitta
Centro di promozione teatrale

STAGIONE 1999
programmi di teatro

 

15 gennaio-20 febbraio 1999

LIVING WITH THE LIVING

Il Living Theatre in Europa (1964-1983)

mostra di materiali dall’Archivio Europeo
a cura di Cristina Valenti

prodotta da

Istituto Beni Culturali della Regione Emilia Romagna
Soprintendenza beni librari e documentari
Riccione Teatro
Comune di Riccione

allestimento in collaborazione con

Nuova Scena - Teatro Stabile di Bologna
Arena del Sole, Galleria Espositiva

inaugurazione: venerdì 15 gennaio, ore 17

 

LIVING WITH THE LIVING disegna un percorso della presenza del Living Theatre in Europa dal 1964 al 1983 ed espone materiali provenienti dall’Archivio Europeo del Living Theatre depositato presso il Comune di Riccione. Manifesti, recensioni, reperti della vita di compagnia, oggetti personali di Julian Beck e Judith Malina restituiscono l’impatto teatrale e il vivacissimo dibattito politico e culturale che hanno accompagnato la vicenda artistica del Living Theatre negli anni del suo più radicale nomadismo: fra riconoscimenti internazionali e censure, alle prese con una strategia di sussistenza basata esclusivamente sulla vendita di spettacoli e perciò affidata a tournées estenuanti da un capo all’altro dell’Italia e d’Europa, con rappresentazioni pressoché quotidiane, iniziative culturali e politiche, lavoro pedagogico, relazioni e incontri, progetti e nuove creazioni teatrali, nella più ampia prospettiva di libertà unita al più esigente rigore: anche archivistico, come la raccolta di materiali dimostra.

Quello del Living Theatre è un archivio vivente perché, dalle sue carte, la vita della compagnia riemerge con la vivezza del presente: il passato sempre "in corsa" dietro le spalle e un obiettivo acceso davanti agli occhi. E’ come se le carte dell’archivio ci consentissero non di rievocare astrattamente i fatti, ma di avvicinarli nella loro concretezza, che è quella dei colori dei manifesti serigrafati, dell’inchiostro dei volantini ciclostilati, dello stile del linguaggio e della grafica, e, soprattutto, dell’evidenza dei numeri: i 175 paesi attraversati solo nei sette anni "italiani", e tutti gli altri numeri, che balzano agli occhi con chiarezza scorrendo le schede cronologiche che scandiscono il percorso della mostra.

Su ogni più piccolo pezzo di carta, in un angolino, la calligrafia minuta di Judith Malina ha registrato la data e siglato la raccolta di appartenenza, con l’inconfondibile rapidograph nero. Migliaia e migliaia di fogli, ritagli di giornali, manifesti, programmi di sala, pieghevoli, ciclostilati, persino biglietti d’ingresso ai teatri, il tutto raccolto in duplice, a volte triplice copia, per essere schedato e collocato nelle rispettive sezioni… e tutto questo lavoro portato avanti con la stessa costanza per i vent’anni a cui si riferisce l’archivio europeo, ma in realtà per i 50 anni di vita del Living Theatre.

Fra le ragioni dei numeri e la pratica dell’utopia, in nome di una storia vivente, si distende l’apparente contraddizione di Judith Malina, che, parlando della sua esperienza, dice: "è terribile come le cose diventino storia", eppure ha lavorato alla costruzione di questo archivio certamente nella prospettiva della storia.

L’allestimento bolognese è la seconda tappa della mostra, che è stata realizzata nel maggio scorso presso il Palazzo del Turismo di Riccione su progetto di Riccione Teatro, a chiusura di una rassegna dedicata al Living Theatre (a cura dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Riccione e del Teatro degli Dei di Rimini). ./.

in ricordo di Serena Urbani

"Che fosse un archivio importante lo si capiva da come Serena Urbani, attrice e organizzatrice italiana del Living Theatre, si accendeva parlandone: non lo si poteva abbandonare in quel magazzino in Francia, andava recuperato assolutamente. C’erano tutti i materiali raccolti negli anni di lavoro in Europa: dalle prime tournées, quelle definite "dell’esilio", dopo la chiusura del Living Theatre a New York, durante le rappresentazioni di The Brig, fino agli ultimi anni e all’ultima produzione in Francia, quell’Archeologia del Sonno attraverso la quale Julian Beck, già malato, aveva cercato di superare un ulteriore confine, forse per cercare nel mistero della mente risorse segrete, con le quali vincere la sua ultima, impossibile battaglia. In mezzo, fra il 1964 e il 1983, ci sono gli anni delle creazioni europee, Mysteries and Smaller Pieces (1964), The Maids (1965), Frankenstein (1965), Antigone (1967), Paradise Now (1968) e quindi la scelta della strada, con la Dichiarazione d’azione, nel 1970, l’abbandono dei teatri e dell’Europa, il Brasile e il ciclo di spettacoli dell’Eredità di Caino, con cui il Living rientra in Europa nel 1975 per rimanervi continuativamente fino al 1983: otto anni di nomadismo teatrale, senza una sede, senza sovvenzioni, vivendo di spettacoli portati ovunque, dalle grandi città ai più sperduti paesi, da un capo all’altro dell’Italia e d’Europa.

L’archivio europeo è dunque quello dell’esilio e del nomadismo. Come immaginarselo, allora? Verosimilmente, come un accumulo di documenti e reperti teatrali salvati dal vortice degli anni e dei viaggi, caricati e scaricati da pullmini Volkswagen dentro valigie e contenitori di fortuna, di spostamento in spostamento, di trasloco in trasloco. […] Ma Serena lasciava intendere altro, e fortunatamente le si diede fiducia. Si formò allora, era il 1986, un comitato di artisti, studiosi, critici […] cui si affiancò l’intervento dell’Istituto per i Beni Culturali, il quale acquisì materialmente l’archivio (saldando i conti francesi e sostenendo le spese di trasporto) e lo depositò quindi presso il Comune di Riccione – sede individuata da Franco Quadri, allora direttore artistico del Premio Riccione. Del trasporto si occupò materialmente Serena Urbani, che giunse trionfante dal suo viaggio francese con un carico inaspettato di scatoloni, bauli, valigie… Una sorpresa destinata a produrne altre, quando si fossero compresi i contenuti e le caratteristiche dell’archivio. A Serena fu poi dato l’incarico della prima sistemazione e schedatura del materiale, ed è attraverso il suo lavoro che ci è pervenuto.

[…] Gran parte di quei contenitori proveniva dal trasloco della casa romana di via Gaeta, che il Living aveva abbandonato partendo per Parigi: scatoloni che non erano neppure stati sballati in Francia e che contenevano ancora il lavoro descritto da Julian Beck nella pagina del suo Diario datata Roma - Parigi - Nantes, 1° febbraio 1983 e intitolata The Living Leaving Rome:

"Lasciando Roma. Fine della Campagna Italiana. Imballare: la carta d’Italia staccata dal muro di camera mia, chiuso il capitolo. L’agitazione della partenza, arrangiamenti, imballare, imballare e imballare, scatole, cartoni, bauli, valigie, […] il passato in corsa, attraverso il presente, dentro il futuro. Ed ora il lavoro degli anni ’80. L’obiettivo rimane fermo, alto e magnifico: bellezza ed intelletto di cuore e spirito a rincorrere libertà e pace, amore e creatività, vita contro morte".

"Alle spalle i sette anni italiani: […] come abbiamo danzato dentro e fuori da 175 città e paesi, camminato per le strade, portato l’esperimento nei teatri, con le nostre poesie dentro le fessure dei pavimenti, ed inondato il pubblico con i salmi dei nostri cuori, e poi partiti"".

(da: Cristina Valenti, Un archivio vivente, in Living with The Living, catalogo della mostra, pp. 8-9)


per informazioni:

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tel: 051/2092016 2092018 2092021
fax: 051/2092017

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