Archivio Storico:- ex Dipartimento di Musica e Spettacolo - Universita' di Bologna Dipartimento di Musica e Spettacolo - La Soffitta 2005

LA SOFFITTA - Centro di promozione teatrale


LA SOFFITTA 2005
MUSICA
18 gennaio - 14 maggio

18 gennaio - 21 aprile

CONCERTI


giovedì 14 aprile
Laboratori DMS - Auditorium
(via Azzo Gardino 65a)
ore 19.15

ingresso gratuito


IL “VERDI” IN SOFFITTA

attività congiunta dei corsi di laurea DAMS e Beni Culturali
con l’Istituto Musicale Pareggiato “Verdi” di Ravenna

Nicoletta Bassetti, Alina Gilardi, Isabell Presenza violini
Elisa Floridia, Manuela Trombini viole
Michela Gardini, Giacomo Gaudenzi violoncelli
Stefania Russo pianoforte

 

Ludwig van Beethoven (1770 - 1827)

Quartetto in Si bemolle maggiore op. 18 n. 6

Allegro con brio
Adagio, ma non troppo
Scherzo: Allegro
La malinconia: Adagio – Allegretto quasi Allegro

Alina Gilardi e Nicoletta Bassetti violini
Manuela Trombini viola
Giacomo Gaudenzi violoncello

 


Wolfgang Amadé Mozart (1756 - 1791)

Quartetto in Mi bemolle maggiore K. 493

Allegro
Larghetto
Allegretto

Isabell Presenza violino
Elisa Floridia viola
Michela Gardini violoncello
Stefania Russo pianoforte

 

 

Tra le collaborazioni varate dalla Soffitta nella stagione 2005 risaltano i due concerti realizzati con l’Istituto Musicale Pareggiato “Verdi” di Ravenna. Essi scaturiscono da una collaborazione di carattere didattico: nei mesi scorsi l’Istituto ravennate ha accolto nei corsi di Musica da camera alcuni studenti dell’Università di Bologna (iscritti al DAMS, a Beni culturali, a Discipline della musica e nel dottorato di ricerca in Musicologia e Beni musicali), che insieme con studenti e diplomati dell’Istituto “Verdi” hanno concertato i brani in programma il 14 e il 21 aprile. La preparazione del concerto del 14 aprile è stata curata dal professor Luciano Bertoni.

 

Il Quartetto K. 493 in Mi bemolle maggiore per pianoforte, violino, viola e violoncello (1786) è un’opera della maturità, scritta da Mozart negli ultimi difficili anni viennesi, quando cerca di affrancarsi dai vincoli della committenza aristocratica per ottenere fama e stabilità economica come libero professionista. I Quartetti K. 478 e K. 493, gli unici due composti dal Salisburghese per tale organico, nascono all’epoca delle Nozze di Figaro e dei grandi concerti per pianoforte e orchestra; il K. 493 viene completato a ridosso della prima rappresentazione dell’opera. Non si conoscono le circostanze che determinano la scelta di questo particolare organico, che non ha precedenti e si può dire sia stato “inventato” da Mozart. La perfezione raggiunta sia in ambito cameristico sia nel genere del concerto permette a Mozart di sublimare e sintetizzare in questi due Quartetti le caratteristiche peculiari tanto della musica da camera quanto del concerto solista. I quartetti con pianoforte conservano la struttura in tre tempi del concerto (Allegro, Adagio, Rondò). Anche a livello della scrittura strumentale, la parte pianistica raggiunge una complessità e un grado di virtuosismo degno dei grandi concerti; tuttavia, gli archi non si limitano al semplice accompagnamento, né a scandire il profilo della forma con veri e propri ritornelli che incornicino gli assoli, ma partecipano al dialogo polifonico in modo omogeneo ed equilibrato. I due Quartetti mozartiani divennero un punto di riferimento per i successori che si cimentarono con questa formazione.
    Altra opera importante nella letteratura cameristica è il Quartetto op. 18 n. 6 in Si bemolle maggiore, ultimo della prima serie di quartetti per archi scritta da Beethoven. Anche Beethoven, come Mozart, lavora a Vienna, ma in condizioni affatto diverse. Tra il 1798 e il 1800 compone i Sei Quartetti op. 18, e li dedica al principe Franz Joseph Lobkowitz, tra i principali mecenati di Beethoven. Di lì a qualche anno, nel 1809, insieme all’arciduca Rodolfo e al principe Kinsky, Lobkowitz garantirà a Beethoven una pensione annua di quattromila fiorini, con l’unica condizione che non abbandoni Vienna ma anzi che vi si stabilisca in via definitiva. Beethoven può così coltivare i suoi interessi di compositore in assoluta libertà, nei tempi e nei generi che predilige. I Quartetti op. 18 appartengono al primo dei cosiddetti “tre stili”, secondo la ben nota tripartizione proposta dal musicologo russo Wilhelm von Lenz a metà Ottocento: piena assimilazione della forma classica ereditata da Haydn e Mozart, ma pervasa da un contegno virilmente impulsivo e da una tensione volitiva ed incalzante. Nel genere del quartetto per archi Beethoven riconosce il luogo più adatto alla sperimentazione linguistica, e il Quartetto op. 18 n. 6 ne è un esempio. La successione dei quattro movimenti è quella tradizionale per il quartetto d’archi, ma con un elemento caratteristico: l’Allegro conclusivo viene introdotto da un Adagio intitolato La malinconia, che per estensione ha dato il titolo all’intero quartetto. Tale Adagio, la cui ambiguità tonale determina un effetto misterioso, ritorna ancora nel bel mezzo dell’Allegretto. La scrittura spoglia e intima di questo Adagio saturnino ha dato adito alle più diverse interpretazioni: suggestiva e di effetto quella di André Boucourechliev, che definisce La malinconia «una sorta di breve pausa melanconica e meditativa – una ferita nel corpo del Quartetto – prima che i pensieri si perdano nel turbine dell’Allegretto finale».

Jenny Burnazzi
Istituto Musicale Pareggiato “Verdi” di Ravenna

coordinamento e redazione di
Saverio Lamacchia

 


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