Archivio Storico:- ex Dipartimento di Musica e Spettacolo - Universita' di Bologna
sarà possibile visitare
la mostra
nei giorni feriali dalle
ore 9.30 alle ore 12.30
nei giorni festivi dalle
ore 16.00 alle ore 18.30 (esclusi 25 e 26/12/97)
Nella deliziosa cornice del Foyer del Teatro Consorziale nel cuore di una città vitale e operosa quale Budrio, mi è sembrata ottima occasione, riprendendo un tema scientifico che da qualche tempo sto affrontando nell’ambito della ricerca universitaria, e delle attività aperte all’esterno dal Centro di Promozione Teatrale LA SOFFITTA, quella di chiamare a discutere esperti ed amanti del teatro, della musica e del cinema sul tema TEATRO E CULTURA MATERIALE.
L’invito è rivolto a coloro che, come me, amano dello spettacolo oltre al lato poetico il lato concretamente artistico inteso come fase operativa della performance: agli uditori del convegno ed ai visitatori della mostra, necessariamente limitata nei numeri, propongo, appunto, di essere curiosi, sul retropalco, sul "prima della prima", sull’origine degli strumenti musicali senza confini nazionali o continentali. In un momento in cui è necessario, stimolante e piacevole aprirsi alle culture di altri paesi anche distanti, è sembrato giusto collocare la sapienza a noi vicina e quella che viene da lontano, lontano nel tempo e nello spazio.
Il visitatore di questa esposizione si troverà perciò davanti ad "articoli teatrali" molto diversi tra di loro. Il tema che li accomuna, o meglio il legame che i curatori hanno visto in questi oggetti è la sapienza artigiana con la quale sono fatti e insieme la destinazione spettacolare alla quale sono ( o erano) destinati.
Se il cinema (talvolta) e la televisione sembrano sempre più mass-media algidi, vale a dire indiretti, lontani, disumanizzanti, indifferenti alle reazioni dello spettatore; il teatro si avvale al contrario di una strumentazione diretta, calda, variabile e fluttuante, sia per la presenza del corpo fisico dell’attore, che per la necessaria collaborazione professionale di "artisti" di professionisti quali sarti, attrezzisti, gioiellieri, liutai e artigiani costruttori di strumenti musicali.
Nel gioco del teatro, mai uno spettacolo è uguale ad un altro, servono ogni volta pezzi originali - come originali sono le opere che andiamo ad ammirare nelle gallerie d’arte - strumenti che non possono essere fatti totalmente in serie, che la sapienza artistica rende simili, mai identici: come è noto non suonano in modo uguale, ma simile due strumenti musicali, così due costumi dovranno essere adattati a due artisti differenti, e quindi conterranno varianti (anche impercettibili), ma effettive. Una collana simulerà il materiale prezioso ma avendo altre finalità, verrà costruita con pietre e dimensioni differenti dal monile personale anche se, a volte, apparirà bella quanto e perfino più di un "vero gioiello".
Lo strumento musicale di origine popolare, poi dimostra tutta la sua magia, traendo armonie da nature umili e perfino insospettabili come fonti di melodie. Flauti e fischietti le cui forme originarie si perdono nella notte della storia possono trovare in materiali estremamente semplici come legno e terracotta varianti infinite e curiosissime.
Questo è lo spirito con il quale devono essere guardati gli oggetti in mostra. Lo scopo ultimo sarà quello di vedere da vicino tecniche sartoriali per il teatro, differenti come sono, da quelle dell’abbigliamento; poter osservare bellissimi oggetti di attrezzeria anziché nelle mani degli attori, a pochi centimetri di distanza così da poterne apprezzare i particolari, valutare gioielli tanto vicino da riuscire a saziarsene con gli occhi, tutto come se svelassimo i segreti dell’intero teatro.
Particolare attenzione mi piacerebbe che il pubblico tributasse agli oggetti forniti dalla Attrezzeria Rancati, pochi per motivi di spazio, ma particolarmente significativi del lavoro artistico italiano nel mondo, come è detto nella relativa scheda.
a cura di Paola Bignami
In teatro si definisce attrezzeria l’insieme di tutti quegli oggetti ( senza limite di quantità e qualità), che - unitamente a scene e costumi - sono evidenziati dall’unica ma fondamentale prerogativa di poter "essere utilizzati dall’attore in scena". Certi oggetti di arredo della scena, nella tradizione teatrale europea talvolta sono presi dalla quotidianità, ma molto più spesso - e soprattutto nel melodramma - vengono costruiti dagli attrezzisti.
La E. RANCATI S.r.l. /Attrezzeria scenica cinema teatro televisione, Armi Armature mobili gioielli oggettistica /lavorazione metalli e materie plastiche, è una delle maggiori fornitrici mondiali di attrezzi per lo spettacolo, fin dall’anno della sua nascita 1864.
Già nel 1886, la ditta Rancati era in grado di fornire 8.000 oggetti, per memorabili spettacoli quali la messa in scena scaligera del Ballo Amor Nel 1996, la Rancati ha realizzato l’attrezzeria del Ballo Excelsior per il Teatro San Carlo di Napoli, su schizzi della prima edizione del 1881.
I clienti più assidui della Rancati, oltre al Teatro alla Scala sono, la Fenice, l’ Arena di Verona, il Metropolitan di New York. Nell’ anno 1996 la Rancati ha collaborato alla realizzazione della Bohème del centenario, del Teatro Regio di Torino, ai I Racconti di Hoffman del Teatro Carlo Felice di Genova, in maggio, alla Turandot vista allo Sferisterio di Macerata in agosto ed alla prima rappresentazione assoluta (mondiale) dell’ opera Dorian Gray di Liebermann eseguita e prodotta dal Teatro dell’ Opera di Montecarlo, nel principato di Monaco. Alcuni degli oggetti qui in mostra sono di ritorno da " Lo splendore dell’opera ", Mostra di bozzetti, figurini, stampe, disegni, incisioni, fotografie, costumi, gioielli, attrezzi, materiale scenografico per illustrare i 400 anni di vita del Melodramma (1597-1997) allestita a Tokyo, dal 27 aprile al 16 settembre 1997 per conto della Ginza Matsuya Department Store Art Gallery.
Lunghissima è la lista delle collaborazioni avvenute tra la Rancati ed il cinema; In particolare la Rancati è nota in tutto il mondo, per la produzione artistica di armi. L’industria cinematografica, più propensa del teatro a chiedere, specie nei film cosiddetti in costume, prodotti verosimili: a tale scopo viene usato il rame per epoche romane e greche; l’ottone per armature cesellate ed ancora l’ottone se le coppe, le anfore o i vassoi debbono sembrare d’oro. Il ferro in lastra serve per armature, corazze, elmi; il ferro battuto è necessario per candelabri, torcere, lampadari (in vari stili dal X al XVII secolo). Se cerchiamo titoli di film famosi, nel passato come in anni recenti ecco immediatamente alla memoria: Cabiria (1914), Condottieri (1937 regia di L.Trenker, prod. Italia), Scipione l’africano (1937 regia di C. Gallone, prod. Italia), Il principe delle volpi (1949 protagonista Tyrone Power), Capitan tempesta (1941 regia C. D’Errico, prod. Italia.), Quo vadis? (1951 regia di Le Roy, prod. Usa.), Guerra e pace (1956 regia K.Vidor coproduzione Italia Usa), Ben Hur (1959 regia di Wyler, protagonista C. Heston, prod. Usa.), La grande guerra (1959 regia di Monicelli, prod. Italia), Spartacus (1960 regia di Kubrik, protagonista K.Duglas, prod. Usa.), El Cid (1961 regia di A.Mann, protagonista Charlton Heston, prod. Usa.), Waterloo (1971 regia Bondarciuk, co-prod De Laurentis Italia- Mosfilm URSS), Il Nome della rosa (1985 regia di Annaud, protagonista S. Connery, prod. Usa), tra gli ultimi Cirano di Bergerac (1991).
Negli anni in cui la Rai si cimentava nella produzione di grandi sceneggiati televisivi come La freccia nera, I Promessi Sposi, Leonardo da Vinci, Marco Polo, anch’essa si rivolse alla Rancati, per le attrezzerie e le armi. Vale a dire, archi e frecce, pugnali e spade di ogni epoca, elmi e corazze, balestre lance ed alabarde, fucili e pistole, complete di finiture, quali fondine o foderi, cinturoni in metallo o in cuoio. Le armature eseguite rispettando secondo gli stili compositivi ed estetici del secolo di riferimento, sono in ferro "Niellato" - per esempio quella realizzata per lo sceneggiato Rai, Leonardo da Vinci, interpretato dall’attore Philippe Leroy. Le armature possono essere composte di materiali differenti, ad esempio cuoio e ferro (ricostruzioni di epoca romana), oppure in ottone che può venir cesellato come nelle ventisei armature per un Ettore Fieramosca (film del 1938) e ancora in ferro come quelle approntate per il recente Cyrano di Bergerac(1991).
L’abilità dei Sormani
è stata coronata dal successo anche di recente, avendo fornito nel
1996 al film americano, vincitore del premio Oscar, Braveheart,
consulenza e mezzi idonei a ricostruire armi ed arredi di antica fattura,
tanto che Pierluigi Panza, sul "Corriere della Sera" scrisse " Sorprese!
L’eroe Mel Gibson si è armato a Milano ".
Descrizione degli oggetti in mostra | Spettacolo |
Un flabello con piume di struzzo bianche e rosse, più placca di ottone cesellato completa di bastone in legno dorato (3 pz.) |
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Un diadema ottone con pietre dure |
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Un collare di ottone con pietre dure |
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Una spada egizia senza fodero [ fattura anni ‘30] |
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Un scudo a punta in ferro e velluto azzurro con cigno cesellato |
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Una spada a croce in ottone con fodero in velluto azzurro decorata con pietre dure |
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Una cinta di velluto azzurro con porta spada |
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Un elmo cilindrico in ottone argentato con cigno in ottone |
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Una corazza davanti e dietro in ottone cesellato |
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Una gorgiera in ottone cesellato |
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Un elmo a borgognotta con paraguancia in ottone cesellato |
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Una corona regale con pietre bordeaux e perle, finita in velluto rosso [fattura 1996] |
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a cura di Paola Bignami
Per trasformare un attore
( o un cantante) in eroe, servono artisti che sappiano inventare ed altri
artisti che siano abili nel cucire, usando tecnica e fantasia dei bei costumi.
I cinque costumi che vengono qui presentati provengono dal patrimonio dell’
ENTE AUTONOMO TEATRO COMUNALE di Bologna, uno dei tredici Enti Autonomi
lirici, vale a dire uno dei maggiori centri italiani di produzione del
teatro in musica. Questi vestiti - anche se, confezionati da sartorie differenti
- oggi, sono di proprietà del ricco e meraviglioso per qualità
ed il valore storico artistico, [ sobrio e angusto per capienza] magazzino
del TEATRO COMUNALE di Bologna. Per maggiori informazioni su interpreti,
scenografi e sugli spettacoli in genere si invita a consultare: AAVV, Due
secoli di Vita Musicale, STORIA DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, a cura
di Lamberto Trezzini, Bologna, Alfa Ed. 1987, 3 voll., ed aggiornamenti
a cura del medesimo Ente.
Descrizione degli oggetti in mostra | Composizione |
Opera
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Costume maschile con mantello in colore per il personaggio di Don Giovanni indossato da Wolfang Schöne; costumi disegnati da Odette NICOLETTI . |
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Don Giovanni
di Mozart,
regia Roberto
De Simone,1982
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Costume femminile
per il personaggio Armide, indossato dalla protagonista Raina Kabaivanska,
costumi (e scene) di Filippo SANJUST. Sottoveste rigida per abito settecento.
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Abito intero in lamé arancione e oro, pizzi alle maniche, cintura in vita con fusciacca. Il costume è mantenuto ampio da un *Paniere di tela e nervature in metallo |
Armide di
W.Gluck regia di Filippo Sanjust,1984
*riutilizzato
per vari allestimenti
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Costume per uno
dei balletto ballerini solisti nei panni del personaggio Zaffiro; bozzetti
dei costumi ( e scene) di Anna ANNI. Sartoria BRANCATO Milano.
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Tutù in raso e tulle blu, corpetto ricamato con paiettes e pietre dure; in scena apparivano tre personaggi con identico vestito |
La favola
del fiore di pietra di S. Prokofiev, regia Beppe
Menegatti 1973
interpr. Carla
Fracci
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Costume per il
PrincipeYamadori indossato da Paride Venturi. Costumi di Giancarlo
BIGNARDI, sartoria ALBERANI di Bologna.
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Kimono blu scuro ricamato oro, camicia di seta rosa antico, pantaloni di seta e cintura ricamata |
Madama Butterfly
di G. Puccini, regia (e scene) di Aldo Trionfo,1973
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Costume femminile
per il personaggio Elvira indossato da Mirella Freni, Costumi di Anna ANNI.
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Costume di cotone pesante laminato oro con maniche a tiracche e retromaniche sciallate, collo in pizzo " alla Stuarda" |
I puritani
di V. Bellini, regia Sandro Sequi; 1969, interpr. L. Pavarotti
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a cura di Alessandra Frabetti
Vengono presentati, in questa mostra, una decina di bijoux d’arte americani della prima metà del nostro secolo, tutti provenienti dalla collezione EPOQUE di Bologna. Creati dalle fantasiose invenzioni dei designers più prestigiosi e prodotti dalle manifatture americane più famose ( da Alfred Philippe per la Trifari a Miriam Haskell, da Joseff of Hollywood all’ancora attivo Kenneth Jay Lane), questi gioielli hanno costituito spesso, non solo pretesto, ma addirittura il Plot di numerosi films, specie delle commedie sofisticate, ma anche di gialli dello stesso Hitchcock, legandosi così strettamente all’industria cinematografica hollywoodiana.
Descrizione degli oggetti in mostra:
Strumenti musicali
a cura di Giovanni Azzaroni
A Bali la musica, la danza e il dramma sono una componente essenziale della vita quotidiana: nessuna festa sarebbe completa senza musiche e danze e il musicista, come qualsiasi altro individuo, è un membro della società. Ciascun villaggio si caratterizza per attività precipue, dando così origine a un ricco tessuto di attività sociali e culturali che, nella specificità, costituiscono collettivamente l’universo dei modelli socioculturali dell’isola. Per quanto afferisce la musica, comuni a tutti i villaggi ( desa oppure Kampung) sono i gamelan ( il gamelan, che significa letteralmente martello, è un’orchestra composta principalmente di strumenti a percussione : il gamelan può quindi tradursi in senso traslato con orchestra o con musica suonata da un’orchestra) adoperati nelle cerimonie pubbliche e religiose. Le musiche, cibo degli dei, nelle feste del tempio, sono essenziali e vengono eseguite quasi incessantemente. I gamelan che sono costruiti nei villaggi con tecniche tramandate di padre in figlio, appartengono ai desa e sono suonati quasi esclusivamente da uomini. L’apprendimento per i giovani, abituati ad assistere a spettacoli di danza e a esecuzioni musicali fin dalla più tenera età, è diverso e dipende dal tipo di gamelan, indispensabile in tutte le forme di teatro e di organizzazione del desa. La struttura del gamelan è il risultato della sintesi di diverse sezioni indipendenti, incomplete se considerate singolarmente, complete se esaminate come costituenti un tutto organico, i tre elementi basilari della struttura del gamelan sono la melodia, la punteggiatura e l’animazione ottenuta con i tamburi: il leader tiene il tempo battendo su un tamburo di pelle (kendang) tenuto sulle ginocchia; talvolta il gamelan è diretto dal suonatore di violino( rebab).
Descrizione degli oggetti in mostra:
a cura di Stefano Zuffi
Appare evidente che l’origine della musica sia da ricercarsi nel corpo umano. L’uomo batte il suolo con i piedi, percuote ritmicamente il suo corpo con le mani, si agita per animare e far suonare gli ornamenti che indossa, queste sono, con ogni probabilità, le più antiche espressioni musicali, legate ad una cerimonia in cui le maschere danzanti, universi simbolici in atto, si adoperano per rigenerare, ogni volta, spazio e tempo.
La tromba ricavata da una grossa conchiglia a spirale è uno strumento utilizzato presso molti popoli, a volte solo come uno strumento amplificatore e modificatore della voce, altre volte invece come vero e proprio produttore di suono. Dai significati magici e rituali, accompagna le celebrazioni religiose asiatiche. In India, è legata al culto del dio Visnù. Strumento di richiamo, aggregazione e incitamento può essere usato anche per terrorizzare.
Assai curioso è lo
strumento prodotto a partire da una mascella di asino essiccata; il suono
si produce percuotendola con la mano in modo che i denti, scuotendo all’interno
dell’alveo osseo che li accoglie, producono un suono simile a quello di
una maracas ( o dello sbattere dei denti...) il fatto che proprio di asino
si tratti rimanda a simbolismi arcaici e generalizzabili a qualsiasi religione,
dove sempre l’asino è un animale sacro e venerato: nella capanna
di Betlemme insieme al bue, nella fuga in Egitto, nell’entrata a Gerusalemme
del Cristo o tra le mani di Sansone, l’asino rappresenta sempre un esempio
di temperanza e di umiltà.
a cura di Nico Staiti
Le proprietà sonore degli oggetti sono un elemento magico; nelle azioni rituali la produzione di suono, di un suono deliberatamente diverso dai suoni "naturali" e dal linguaggio parlato, marca il tempo e lo spazio dell’evento. Nei fischietti di terracotta antropomorfi e zoomorfi il suono prodotto dall’oggetto restituisce il soffio vitale alla figura che esso rappresenta: si tratta di figure di santi, vendute sulle bancarelle in occasione delle feste patronali, di figure maschili e femminili non precisamente identificabili, che discendono forse da statuette funerarie di antica origine, le quali sepolte assieme al morto gli garantiva vita eterna. Altri flauti, cilindrici e dotati di fori di diteggiatura, si sono conservati in forme arcaiche e in diversi materiali in varie parti del mondo. Nei giocattoli dei bambini spesso si sono cristallizzate delle forme ormai scomparse dal mondo degli adulti, che conosce delle trasformazioni più rapide: nei flauti giocattolo in legno intagliato venduti nelle fiere di tutta Italia fino a tempi relativamente recenti si conserva la forma di flauti dolci europei scomparsi dall’uso da parecchi secoli.
Oggetti di lavoro, astratti dalla loro funzione primaria, diventano essi pure strumenti musicali, utilizzati in occasioni particolari, legate ai riti agrari propiziatori di fertilità. Il "chiantatore" (n.9) è un oggetto di larghissima diffusione: si tratta di una forcella di legno che serve a praticare dei fori nel terreno per introdurre dei semi. In questa forma, impreziosito da decorazioni, diviene il regalo tradizionale di fidanzamento dei contadini del Sannio. I "semi" di legno che scorrono lungo le cavità scavate nel corpo dell’oggetto e che lo trasformano in un crepitacolo, il fischietto ricavato nel manico danno vita a questo dono che intende propiziare, la fecondità della futura sposa. Alla fecondità rimandano pure le due conchiglie ( del tipo detto a "vulva di Venere") (n.14) come idiofono a raschiamento. I sonagli, che contengono semi o altri oggetti rilevanti sul piano simbolico, sono verosimilmente all’origine di certi membranofoni: il contenitore, che può essere una borsa di cuoio, viene irrigidito su un telaio che ne esalta le proprietà sonore. Il deff marocchino, ornato da decorazioni di henna, contiene degli oggetti che, risuonando contro la membrana, ne arricchiscono il timbro. Si tratta di uno strumento femminile, utilizzato specialmente nei riti nuziali, e legato esso pure a simbologie propiziatrici di fecondità.
Le campane hanno, in tutto il mondo funzione di segare, e di chiamare a raccolta la gente funzione protettiva e apotropaica. I campanacci legati al collo degli animali servono sì a rintracciare le bestie al pascolo, ma pure a proteggerle, dalle malattie e dal malocchio. Campane in ferro battuto quali ad esempio. Le campane da mucca siciliane, rappresentano il livello più sofisticato raggiunto, nella costruzione degli strumenti musicali, dalla lavorazione dei metalli prima dell’avvento della fusione. La campane non sono solo di metallo, ma pure di terracotta, di legno, o ricavate da una conchiglia e da carapace di una tartaruga. La forma della piccola campana da cane africana denuncia il passaggio da una materia all’altra, poiché ricorda una piccola tartaruga, la cui testa è rappresentata dal battente e le zampe posteriori dalle legature che lo assicurano al corpo strumento.
Descrizione degli oggetti in mostra: